Pensare

Cattura qualche spunto per una riflessione

Ci pagano per usare la fantasia

fantasia_2L’ha detto l’altro giorno un mio collaboratore in occasione di una riunione di progetto. Eravamo tutti sotto pressione, c’era una scadenza da rispettare e ci serviva un’idea che ci consentisse di soddisfare, in tempi rapidi, la richiesta di un cliente. Questa frase è stata la molla: “Dai ragazzi, in fondo ci pagano per utilizzare la nostra fantasia!” Dopo qualche istante di silenzio, le persone sedute al tavolo hanno cambiato espressione, ho visto dei volti sorridenti e nella stanza hanno cominciato a circolare idee molto buone. Le abbiamo messe insieme e abbiamo formulato una soluzione che è piaciuta e ci ha permesso di andare avanti sul nostro progetto.

Ho continuato a pensare a quell’episodio, al potere di quella frase che, in poco tempo, è stata in grado di cambiare il clima, l’atmosfera e il risultato di una riunione. Credo che il merito sia da attribuire a un paio di componenti. La fantasia rientra tra le parole “belle”, il suo suono ci porta a pensare alla libertà, stimola la nostra parte più creativa e ci mette di buonumore. Questa è la prima componente, ho esaminato la situazione e ho realizzato che quella parola, pronunciata con enfasi e con convinzione, ha predisposto le persone consentendo loro di dare forma a dei pensieri. L’altro aspetto chiave è la gratitudine, ci si sente fortunati a pensare di ricevere un compenso per qualcosa che troviamo divertente e non ci costa fatica; questo ci motiva e ci stimola a dare il massimo.

Devo ricordarmi di trovare le parole giuste, mi sono segnata questo appunto dopo quell’episodio.

Proust e il vitello secondo Andrea Ribaldone

andrea-ribaldoneHo incontrato lo chef Andrea Ribaldone, del ristorante “I Due Buoi” di Alessandria,  allo spazio Eataly Smeraldo in cui è stato ospite nelle scorse settimane.

Lo chef si è presentato con una giacca blu con le impunture bianche che richiamavano il colore dei pantaloni che indossava; un abbinamento perfetto, ho pensato quando gli ho stretto la mano. Avevo ragione perché durante la nostra conversazione abbiamo parlato di gusto e di abbinamenti stilisticamente corretti; ci siamo confrontati sull’esperienza e sul vissuto che il cibo rappresenta nella vita di ognuno di noi e abbiamo scomodato anche Proust, perché il tortellino croccante che si mangia crudo, rubandolo dal tagliere mentre la mamma non ci guarda, ci ha tanto ricordato la madeleine.
Dal nostro incontro è nata questa conversazione.