Pensierino

Paura di volere

paura_volereEsiste un’età per avere dei desideri? Ci ho pensato qualche giorno fa mentre ascoltavo l’elenco dei sogni di una mia collaboratrice molto giovane. Di fronte al suo entusiasmo mi sono chiesta se il tempo, e la consapevolezza di averne ancora tanto da utilizzare, sia un elemento necessario per potere desiderare. Non lo credo, in ogni istante della nostra vita possiamo desiderare qualche cosa e metterci tutto il nostro impegno per realizzarla. La questione però si complica di fronte alla volontà. Dopo avere definito il desiderio è necessario volere che si realizzi; spesso la fase più difficile è direzionare il nostro impegno per dare concretezza al pensiero. A volte ci blocchiamo, ci censuriamo, ci giudichiamo e siamo pessimisti. Effetto della paura? Credo di sì. La realizzazione dei propri sogni è spesso impegnativa, non solo durante il cammino necessario per arrivarci ma anche dopo, quando dobbiamo fare i conti con qualcosa di diverso, con un mutamento che ci porta dei cambiamenti sia fuori che dentro. Ma vogliamo parlare della gioia? Di quella soddisfazione che ci arriva quando siamo stati in grado di avere il coraggio per volere? Credo che questa sia la ricompensa migliore, l’antidoto più potente per la paura.
Alla fine della conversazione con la mia collaboratrice mi sono fatta un appunto, mi sono scritta che non devo mai scordare di volere e, per dare più enfasi al momento, ho segnato anche la fase di Vittorio Alfieri “vòlli, e vòlli sèmpre, e fortissimaménte vòlli”.

Nell’immagine “The Son of Man”, Renè Magritte 1964.

Il bianco e nero

Nonni_B&WSono andata in giro, ho fatto delle fotografie ai luoghi e alle persone e con lo smartphone ho dato ad alcune l’effetto bianco e nero. È stato divertente esaminare le differenze delle diverse cromie. Un tempo non era possibile, si doveva decidere se caricare nella macchina un rullino in bianco e nero o a colori, era necessario sapere prima il risultato desiderato e agire di conseguenza; un tempo ancora più lontano non c’era neppure la possibilità di scegliere il colore, tutto era sempre in bianco e nero. Me lo spiegava un’amica esperta di fotografia, mi diceva che cambiano le tecniche di sviluppo e che il colore è arrivato dopo perché  è più complicato da gestire.  Le ho chiesto se ci fosse qualcosa che influenza la sua scelta e se quando decide di fotografare ha già in mente se la foto sarà a colori o no. Mi ha detto di sì, mi ha spiegato che il bianco e nero restituisce un effetto armonico e, quando decide di ritrarre persone, visi, scatti rubati al quotidiano, preferisce che non ci siano i colori perché le sfumature di grigio mettono in evidenza gli sguardi, le emozioni e non permettono distrazioni a chi ammira il risultato.

Ho fatto un po’ d’ordine e ho trovato delle vecchie foto in bianco e nero e capisco che cosa volesse dire la mia amica. Ho guardato con attenzione e alcune le ho trovate bellissime; per quanto imperfette, a volte sfuocate o ricche di particolari inutili, che oggi si potrebbero eliminare con un semplice foto ritocco, certe immagini raccontano un momento e permettono di cogliere distintamente lo stato d’animo dei protagonisti. Frutto dell’armonia del bianco e nero? In parte sì, le foto senza colore risultano più equilibrate, sono temperate, è come se fossero una ricetta in cui gli ingredienti vengono dosati nel modo giusto. Certo anche il colore serve, nei paesaggi contribuisce a trasferire la bellezza dei luoghi grazie al suo senso di realtà; può essere incisivo anche sulle persone, quando esalta il colore degli occhi o dell’incarnato. Il bianco e nero però è avvolgente, a volte sussurrato, in certi casi melanconico. Forse è per questo che mi piace, per la sua capacità di portarmi vicina a certi ricordi.

Nella foto i miei nonni ritratti all’inizio degli anni quaranta.