Una serata a casa Boschi – Di Stefano

“Hai già visitato la casa museo Boschi Di Stefano?” Me lo chiese un amico qualche tempo fa e rimasi spiazzata perché non sapevo dell’esistenza di ciò che avrei scoperto essere una meraviglia milanese.
La casa, costruita dall’architetto Portaluppi, si trova al civico 15 di via Jan, in un’area vicina a Porta Venezia. Fu voluta da Francesco Di Stefano per accogliere i suoi figli; al secondo piano, in quella che oggi è la casa-museo, si trasferì Marieda dopo il matrimonio con Antonio Boschi.
Ho avuto modo di entrare in contatto con uno dei nipoti della coppia, l’architetto Francesco Mendini con il quale sono tornata nella casa per scoprire qualcosa in più su quella coppia e sulla loro passione per l’arte. Ho ripensato spesso a quel pomeriggio di chiacchiere e da allora, ogni volta che mi capita di passare in bicicletta davanti alla palazzina di via Jan la mia immaginazione dà vita a episodi della storia di Marieda e Antonio; così è nato il seguito di questo racconto.

Marieda Di Stefano e Antonio Boschi a Bruxelles, 1930 – foto Civico Archivio Fotografico – Milano

Se Oscar Wilde avesse avuto un account su Instagram

Qualche giorno fa parlavo di stile e di estetismo con la mia amica C. Facevamo una chiacchiera leggera, abbiamo ricordato la bellezza di alcuni scritti di fine ‘800 e la tensione alla rappresentazione della vita come se fosse un’opera d’arte. Tra i tanti ci è venuto in mente Oscar Wilde , il suo anticonformismo e l’eccentricità che ostentava anche nel modo di vestire, oltre che nell’atteggiamento. A quel punto abbiamo portato il nostro autore ai tempi d’oggi e ci siamo chieste che cosa avrebbe fatto su Instagram; ci siamo messe a cercare le sue immagini sul web e ne abbiamo trovata una che potrebbe sembrare un selfie, quanti ne avrebbe fatti? E le foto dei suoi viaggi? Chissà che belle. Abbiamo pensato anche ai suoi abiti, a quanto avrebbe dettato nuove mode e ce lo siamo immaginate come uno dei massimi influencer. Quanti follower avrebbe? Sicuramente più di un milione. E lui, chi avrebbe seguito? Gabriele D’Annunzio? O sarebbero stati antagonisti? E tra i top Instagramers di oggi a chi avrebbe concesso il suo follow ?
Siamo andate avanti per mezz’ora a fare ipotesi e a immaginare i post, i commenti, il numero dei like e ci siamo divertite. Ognuna cercava di esaltare i propri amati e quel gioco ci ha fatto sentire più vicine a quei grandi artisti, ne parlavamo come se fossero seduti lì con noi, pronti a rispondere alle nostre domande.

Tornando a casa ho pensato al contenuto. Secondo me Oscar Wilde avrebbe accompagnato le immagini con i suoi aforismi, massime che vengono ricordate ancora oggi e che sono diventate talmente popolari da essere scritte sulle magliette. Che meraviglia, immaginare uno o due post al giorno con aforismi nuovi di zecca. Probabilmente avrebbe ideato nuovi hashtag #cultodellabellezza, #artistacreatoredibellezza #cederealletentazioni … il cui significato potrebbe trovare un senso anche oggi ma con quali differenze? Gli esteti credevano nel culto della bellezza intesa come ricerca del capolavoro e del sublime nell’arte e nell’espressione artistica, ritenuta superiore rispetto ad altre esperienze; rifuggivano la volgarità e avevano un’eccentricità consapevole. Oggi? Esiste una simile consapevolezza? E allora, più di cento anni fa, loro sarebbero stati davvero pronti per accogliere i social network? Interessante tematica, mi piacerà tornarci sopra.

L’immagine di Oscar Wilde è stata presa qui. Non potrebbe essere un selfie?