Metti una sera fra amiche, sedute a un tavolo tondo in un bel locale, accompagnate da un paio di giri di Margarita. I. ha uno strano sorriso, di quelli che riconosci da lontano e ti fanno capire che è innamorata. V. la guarda e commenta, si rivolge a noi altre raccontando di questo uomo coraggioso, una sorta di essere mitologico, che, per amore di I., ha deciso di ribaltare la sua vita: ha lasciato la moglie, ha cambiato città e pure il lavoro. I. sorride, è felice e ci racconta del momento in cui gliel’ha comunicato. Lei era alla stazione, stava partendo per le vacanze invernali, tornava dai suoi in Puglia. Lui è arrivato trafelato, il treno stava per partire e lei l’ha visto dal finestrino mentre correva su e giù per i binari. I. ha aperto il finestrino (meno male che esistono ancora treni con i finestrini che si aprono!) e lui le ha detto che aveva deciso, che voleva lei. Il treno è partito e lui ha continuato a correre, ha corso fino a quando I. lo poteva vedere.
Alla fine di questo racconto V. ci dice che non le capiterebbe mai una scena così perché sostiene di essere lei quella che corre alla stazione. E lì, complice l’ennesimo giro di Margarita, confessa la sua attitudine alla conquista, forse per la leadership che ha sul lavoro, o forse per qualcosa che le è rimasto dentro dal passato, lei è quella che fa il pilota in un rapporto di coppia. Non ne è felice, ce lo dice per la prima volta, non le piace più quel ruolo ma non riesce a cambiare perché incontra solo uomini che vogliono farsi pilotare. Guardo V. e le chiedo se sia sicura di volere cambiare, voglio che sia lei a dirmi che si è stancata di correre alla stazione. V. mi guarda e sorride, non risponde e beve l’ultimo sorso di Margarita mentre brindiamo. Tornando a casa ho pensato che per incontrare persone diverse da quelle che ci sono sempre capitate bisogna iniziare a cambiare sé stessi. È come quando si percorre la stessa strada per molto tempo, è difficile che si vedano cose nuove su quel tragitto ormai noto, perché accada è necessario provare a cambiare percorso.
Amore
Di cosa parliamo quando parliamo d’amore
Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Raymond Carver, Edizioni Minimum Fax 2001. Versione originale pubblicata a New York nel 1981.
Carver è uno scrittore di racconti. Nella forma breve della narrazione riesce a fare un’istantanea di una situazione, di un momento, di un episodio o anche solo di uno scambio di parole fra persone. Riprende con la sua penna la borghesia americana ma ha la capacità di arrivare a tutti perché ciò che ritrae è famigliare a tutti i lettori, al di là della loro nazionalità o estrazione sociale. Segnalo questa raccolta ma ne potrei segnalare tante altre. Tutto di Carver merita di essere letto perché ci aiuta a riflettere su ciò che diciamo e su come ci comportiamo quando interagiamo con le altre persone. Siamo veri? Riusciamo a dare un’immagine autentica di noi stessi?
Navigando in rete ho trovato un contributo bellissimo che condivido con piacere. Si tratta della lettura, con la voce originale di Carver, del pezzo che dà il titolo alla raccolta “What we talk about when we talk about love.” In questa versione un utente volenteroso che ringrazio ha inserito i sottotitoli in italiano.