Ragù

Il ragù della bassa

Quando preparo il ragù, quello con la ricetta originale della mia nonna, penso a lei e ricordo un pezzo della mia infanzia.

Gli ingredienti segreti me li hai confessati tardi, verso la fine, quando avevi capito che era giusto passare il testimone.
Ricordo che andavo nella dispensa di nascosto, sapevo che avevi depositato là il pentolone, mi portavo un pezzo di pane, aprivo il coperchio e intingevo la mollica fino a quando non si riempiva di sugo e di pezzetti di carne. Stavo al buio per non farmi scoprire ma regolarmente mi cadeva una goccia sulla maglietta e quando tornavo in soggiorno te ne accorgevi.
“Hai assaggiato il ragù?” Mi dicevi.
Facevo l’indifferente ma poi mi facevi segno di guardare giù sullo stomaco e vedevo le gocce arancioni di olio e pomodoro.
“Nonna, mi sono macchiata.” Ti dicevo.
“Vai a cambiarti e la prossima volta accendi la luce.”
In casa il ragù c’era sempre, lo preparavi ogni settimana e si mangiava quasi ogni giorno. Credo che fosse per la questione della guerra. Il nonno non sopportava di mangiare la pasta al pomodoro, diceva che era cibo per poveri, noi la carne la potevamo comprare, per questo ti chiedeva di fare il ragù. Lui amava le tagliatelle, tu invece preferivi i maccheroni, per non litigare chiedevi a me ma io stavo con il nonno. Continua a leggere.

Educazione culinaria

Tempo fa qualcuno mi ha chiesto da dove venisse la mia passione per la cucina. Ho risposto con questa storia.

Educazione_CulinariaEra un sabato mattina, mia madre mi aveva fatto indossare il vestito verde, quello con la passamaneria beige nel colletto e nei polsini. Portavo le calze bianche di filanca e le scarpine color crema, di vernice, con il cinturino alla caviglia. Quanto mi piacevano, avevano quel dito di tacco che mi faceva sentire un po’ grande. La mamma si stava truccando, metteva l’ombretto azzurro sugli occhi. All’epoca esistevano due colori: azzurro e verde. Ci penso spesso a quell’azzurro quando apro il mio cassetto dei trucchi e vedo l’arcobaleno di colori che compro d’impulso, perché mi piacciono ma che poi restano lì, utili solo a ricordarmi quanto sono brava ad accumulare. Continua a leggere