Autore: Ratatuia Metropolitana

Politica, religione e sesso: mai con degli sconosciuti

TheCook_ClubQuesta è la teoria di A. una delle simpatiche donne presenti l’altra sera a una cena di The cook club. Lei sostiene che la conversazione del primo incontro non debba contenere nessuno di questi tre topic. Non ci avevo mai riflettuto ma confesso che ha ragione. Quando ti trovi a cena con altre sette persone che non hai mai visto prima è meglio mantenersi sul generico ed evitare argomenti che potrebbero infiammare gli animi. Si parla prima di tutto di cibo e di cucina, questo è uno degli argomenti più aggreganti. Poi si parla di cinema, di mostre, di libri, di Milano e della città in relazione ad altri luoghi. E alla fine si ride. Ironia e risate. Se dovessi elencare gli ingredienti della serata, questi sono i primi due che mi vengono in mente. Nel seguito della ricetta c’è molto altro: la perfetta organizzazione di Federica, l’accoglienza e l’ospitalità dei padroni di casa Miguel e Fabrizio, che sono stati anche degli ottimi cuochi e hanno dilettato i presenti con una cena delicata ma ricca di prelibatezze esotiche. Da ultimo cito i partecipanti, gli ospiti a sorpresa. Un gruppo di persone curiose pronte a socializzare anche dal vivo, disponibili a scherzare e a dialogare con leggerezza seduti intorno a una tavola imbandita. Un’esperienza da provare ma con una raccomandazione; la parola d’ordine deve essere: sorridere.

L’immagine è stata presa dal sito di The cook club. Credit: Paola Suardi.  

Il benessere dell’indomani

NY_Restaurant_HopperL’intervento di Lorenzo Cogo, chef di El Qoq di Marano Vicentino, che ho ascoltato a Identità Golose mi ha fatto riflettere sul benessere che si può provare all’indomani di una cena al ristorante. Il buon cibo sollecita molti dei nostri sensi. Si parte dalla vista, allietata da una bella presentazione del piatto, si passa all’olfatto, sollecitato dai profumi e dagli aromi, si arriva al gusto che a sua volta stimola l’immaginazione e la memoria di sapori che ci ricordano momenti felici. Ma poi, una volta usciti dal ristorante,  che cosa succede al nostro benessere? Se il piatto era pesante portiamo con noi il ricordo di una notte in cui abbiamo riposato male o ci siamo alzati più volte per bere. Se invece gli alimenti gustati erano stati creati con cura, se la scelta degli ingredienti era stata oculata, ci svegliamo con una piacevole sensazione: il ricordo di quei sapori deliziosi che ci hanno portato a fantasticare. Lo chef ha sottolineato che una parte importante del suo lavoro consiste nel fare in modo che il pasto servito induca un benessere nel commensale. Questo viene fatto attraverso la ricerca di un equilibrio tra gli ingredienti e i metodi di preparazione. A volte può essere utile una cottura nell’aceto rosso anziché nell’acqua per assicurare l’apporto acido necessario a supportare il processo digestivo.  Alcune erbe hanno proprietà, spesso già note agli antichi, utili al nostro equilibrio enzimatico e ci consentono di non affaticare il nostro stomaco. Si tratta dello studio e di una ricerca costante per apprendere gli elementi della scienza della nutrizione. Per un ristoratore sarebbe più semplice incantare il gusto con sapori noti e famigliari. Credo però che l’attenzione sul benessere del giorno dopo paghi di più e faccia in modo che l’ospite si senta accudito e abbia la voglia di ritornare in un posto in cui è stato bene.

Nell’immagine: New York Restaurant, 1922 – Edward Hopper.