Autore: Ratatuia Metropolitana

Il Cenacolo Vinciano

CenacoloQest’opera ha riscosso l’interesse di tanti. Non solo di appassionati turisti disposti a fare chilometri per godere di pochi minuti davanti al Cenacolo, ma anche di artisti che hanno studiato il dipinto e ne hanno proposto una loro interpretazione citando il Maestro. Merita un speciale menzione Peter Greenaway che, con un sapiente gioco di luci, ha sottolineato il dinamismo che era già nell’intenzione leonardesca.

Del Cenacolo è proprio questo che ho apprezzato di più: l’interazione che traspare, il movimento vivo come se fosse un’opera fatta da attori sul palcoscenico pronti a recitare la parte. L’idea originale di Leonardo Da Vinci era quella di ritrarre Gesù e gli apostoli nell’istante in cui lui diede la notizia del tradimento che sarebbe avvenuto da lì a poche ore. Il risultato è eccezionale. Il visitatore si sente dentro all’opera, seduto al tavolo, parte integrante della scena. La tridimensionalità è così forte da fare apprezzare ogni particolare del convivio, fino all’espressione dei visi che cambia in base al temperamento e al carattere del singolo e mostra per ognuno il sentimento che quella notizia fece nascere nell’istante stesso in cui gli apostoli l’appresero.

Per visitare il Cenacolo, che si trova presso il refettorio della Chiesta di S. Maria delle Grazie a Milano, è necessaria la prenotazione.

Conversazioni: L’emozione secondo Enrico Croatti

Enrico_CroattiMi trovavo seduta in sala a Identità Golose, aspettavo l’intervento successivo e mi guardavo intorno.  Era subito dopo pranzo e le persone avevano un’aria assonnata forse a causa della stanchezza indotta dal pasto appena consumato, soprattutto quando ci si trova nel regno del tributo al cibo. Buio in sala. Luce. Arrivo del giovane Enrico Croatti, chef del Dolomieu di Madonna di Campiglio. Ho colto subito la sua energia, la sua passione e la voglia di condividerla con il pubblico. Ha presentato il suo intervento a cui aveva dato un nome sfidante “A mani nude verso l’infinito”. La presentatrice gli ha chiesto il perché di questo titolo e lui ha spiegato che le mani nude servono per sentire gli ingredienti, per entrare in contatto con la materia prima e coglierne il senso; l’infinito per lui è rappresentato dalla rottura di ogni schema, da quella follia necessaria per superare i limiti. Durante l’esibizione Croatti ha mostrato il significato della sua follia lavorando sulla pasta. Ha preso dei paccheri, li ha cotti, trattandoli come una semplice pasta secca, li ha tagliati a metà e li ha tirati come se fossero una pasta fresca, proprio come facevano le nonne con la sfoglia fatta a mano. Da qui ha formato dei piccoli cannelloni ripieni. Gli serviva della farina e così ha deciso di frammentare la pasta secca a crudo, rendendola polvere, per poi tostarla in forno e trasformarla in farina per tirare i suoi cannelloni.

Più tardi, passeggiavo nel corridoio durante una pausa caffè e ripensavo al significato di  follia, a quello che avevo visto in sala e a come sia possibile superare gli schemi mentali che inevitabilmente abbiamo. Lì ho incontrato Enrico Croatti e ho voluto approfondire il tema, così è nata questa conversazione.