Autore: Ratatuia Metropolitana

Volete un biscotto?

Biscotti_2L’altra sera ero in auto e ascoltavo la radio. Ero persa tra i miei pensieri ma la voce dello speaker ha attirato la mia attenzione quando ha cominciato a raccontare una storia che faceva più o meno così. Una ragazza si trovava in aeroporto e doveva aspettare un po’ perché il suo volo era in ritardo. Entrò in un negozio e comprò un libro perché le facesse compagnia nell’attesa, aveva fame e decise di comprare un pacchetto di biscotti. Uscì dal negozio e cercò un angolo confortevole in cui sedersi per leggere; trovò una comoda sedia di fianco a un signore che stava leggendo il giornale. La ragazza aprì il pacchetto di biscotti, li posò sul tavolino fra le due poltrone e cominciò a leggere. L’uomo accanto a lei prese un biscotto e la ragazza fu infastidita da questo comportamento, si chiedeva come potesse quel signore prendere i suoi biscotti senza neppure chiederle il permesso. Anche lei prese un biscotto e subito dopo lui ne prese un altro, andarono avanti così fino a quando rimase un solo biscotto nella confezione. La ragazza era sempre più stizzita, guardava l’uomo ma non diceva nulla, rimuginava fra sé e sé chiedendosi come fosse possibile un tale atteggiamento. L’uomo prese l’ultimo biscotto, lo spezzò in due e ne diede una metà alla ragazza la quale lo prese e se ne andò dopo averlo guardato con un certo disprezzo. Lei decise di cambiare posto, trovò un’altra poltrona, si sedette e aprì la borsa per riprendere il suo libro. Fu solo in quel momento che la ragazza scoprì la sua confezione di biscotti ancora chiusa e intatta, era uguale a quella che c’era sul tavolino fra lei e quel signore. Ci sono tante morali che potremmo trarre da questa storia. Ciò che è venuto in mente a me è che tutto dipende dal punto di vista, dalla prospettiva da cui guardiamo le cose, siamo sicuri di avere tutti gli elementi quando formuliamo un giudizio?

Non è colpa di Plutone

NonColpaPlutoneNella disciplina dello Yoga si dice che bisogna sempre andare un po’ oltre, intendo nella pratica e nella tensione verso l’asana perfetta, quella che spinge il proprio corpo a movimenti che possono essere sconosciuti ma possibili. Con pazienza e costanza si migliora progressivamente, il corpo sembra duttile e la mente lo governa per condurlo verso quella determinata posizione. Ho provato a farlo anche nella quotidianità, nei miei pensieri e nelle mie azioni. Ho sperimentato cose semplici, come superare la pigrizia e uscire per andare al cinema a godersi un bel film anche se tutti dicevano che non ne valesse la pena. Ho ascoltato e ho chiesto a me stessa di superare quei limiti che mi pongo quotidianamente. A volte sono vincoli stupidi: la pioggia, il freddo, l’orario, che nascono dall’abitudine alla stasi. Ho pensato a un esploratore che affronta una terra sconosciuta e che non si ferma, va avanti di fronte all’ignoto anche se non c’è luce, anche se ha paura, perché desidera scoprire e lo vive con entusiasmo. Il continuo movimento, la voglia di conoscere e di conoscersi, credo che questa sia la molla che scatena l’attitudine e non Plutone che, come dice una mia amica, quando è in 1° casa smuove il mondo.