Mi piacciono i colori, ci sono quelli definiti: rossi, gialli o verdi; e quelli indecisi che preferiscono la sfumatura alla scelta netta. Ho scoperto dei verdi con delle sfumature gialle, i rossi che virano al giallo o forse è il contrario? Chi può dirlo. Amo il sapore, è deciso ed è distinguibile anche se accompagnato ad altro. Non sono una sostenitrice del piccante quindi prediligo quelli dolci e me ne sto alla larga dai classici peperoncini, non perché li disprezzi ma per una questione di gestione delle papille gustative, probabilmente un limite che non ho superato ma il piccante è troppo per me. Li mangio crudi in insalata o cotti: preparati al forno, stufati o messi sott’olio. È una verdura versatile che si presta a diverse combinazioni ma quando decido che è il momento di dedicarmi a questo elemento scelgo la peperonata, la regina delle cene estive, quelle in cui si stuzzica un po’ di tutto con la scusa che c’è caldo. Ecco la mia ricetta.
Autore: Ratatuia Metropolitana
Mia cara Francia
Anche quest’anno ho scelto di trascorrere il tempo delle mie vacanze in un luogo magnifico del tuo territorio. Ho esplorato un’area piuttosto circoscritta della Provenza, un insieme di villaggi del dipartimento delle Alpi Marittime: Mougins, Valbonne, Biot e Mouans-Sartoux. Mi hai accolto con un sorriso, con gentilezza ed eleganza. Mi hai regalato colori, profumi, vegetazione rigogliosa. Ho trovato un clima perfetto: sole splendente, brezza costante a raffreddare il caldo estivo, cielo blu con qualche nuvola che sembrava dipinta, come in uno dei quadri dei grandi artisti che hanno deciso di stabilire lì la loro dimora. La notte era serena e piena di stelle pronte a farsi ammirare sul tardi, all’uscita da uno dei tanti ristoranti in cui si serve un cibo delizioso e si beve un vino rosé da ricordare.
Ti ringrazio per tutto questo e per la tua capacità di donare ai tuoi ospiti simili esperienze.
Sono tornata in città da poche ore e mi ritrovo a pensare alla vacanza; metto in ordine ciò che ho comprato e ripercorro il dialogo con la signora alta e rotonda, dai capelli scuri e con gli occhiali da gatto, che stava nella epicerie del villaggio di Mougins. Prima di partire le ho chiesto di consigliarmi qualcosa di tipico da portare con me in Italia, lei mi ha guardata e mi ha chiesto di accompagnarla vicino a uno scaffale. Lì mi ha domandato se preferissi qualcosa di dolce o di salato, ho risposto che avrei voluto entrambe le cose. Mi ha suggerito il caviar de aubergine, che già solo a sentirlo dire sembra qualcosa di meraviglioso, e per il dolce mi ha consigliato una confettura di rose che nascono in quel luogo. Mi ha detto che avrei potuto gustarli durante l’inverno ricordando, a ogni boccone, il mio tempo trascorso nella sua terra. Che cosa c’è stato dentro a quel tempo? Metto insieme le idee e mi rispondo: è stato un momento in cui ho avuto la capacità di pensare, di ascoltare, di sentire, di andare un po’ più adagio rispetto ai giorni fagocitanti della città. Ho portato con me quelle sensazioni e farò in modo di ricordare che quello stato potrò raggiungerlo ancora, dipenderà da me e dalla mia capacità e, se avrò difficoltà, potrò sempre aprire uno dei vasetti che mi ha consigliato la signora del negozio.