Una cucina molto semplice e tradizionale in un contesto meraviglioso: il cortile di Palazzo Bagatti Valsecchi; questo è il ristorante del Salumaio, il nome che l’ha fatto conoscere ai milanesi nel lontano 1957. L’atmosfera è calda, il servizio molto buono e si trova facilmente l’intimità in uno dei tavoli della parte esterna, dove si possono apprezzare le volte e i frontoni in stile neo rinascimentale. I piatti sono semplici, non c’è nulla della cucina fusion che va molto di moda oggi. Si possono apprezzare i piatti di pasta fatta in casa accompagnati da un condimento tradizionale, studiato in base alla stagione, si può proseguire con un piatto di carne o di pesce, anche questi sono molto semplici, simili alla cucina di casa propria. Si chiude (o si apre, a seconda dei gusti) con formaggi e salumi, i tipici prodotti della nostra terra come ci insegna un buon salumaio.
Autore: Ratatuia Metropolitana
Le piace Chopin?
A me piace molto, mi rendo conto che non sia una cosa per tutti, la musica classica non è tanto diffusa e trovare qualcuno che resti incantato dall’ascolto di Chopin è raro, almeno fra le persone che hanno meno di sessant’anni. Parlo di persone comuni, che si incontrano ogni giorno: un collega di lavoro, un cameriere del bar in cui si prende il caffè al mattino, il genitore di un compagno di scuola del proprio figlio. Probabilmente se andassi a pranzo in qualche locale della zona del Conservatorio troverei molte persone affascinate da Chopin e forse qualche studente lo ascolta nelle cuffie, come capita a me mentre giro per Milano in bicicletta. Che cosa porta una persona a scegliere Chopin anziché l’ultima hit commerciale? Non voglio dire che le due opzioni siano esclusive, possono piacere entrambe e in ognuna ci si può trovare qualcosa che faccia stare bene. Tuttavia penso che alcune persone non si pongano neanche il tema della scelta, per loro Chopin è uno sconosciuto e probabilmente non hanno voglia di entrarci in contatto. Legittima posizione, non la discuto. Eppure è così bello essere accolti dalla sua musica, ascoltare la circolarità della sua sinfonia, la pienezza che regala. Questo è quello che sento quando lo ascolto e, al di là dei gusti musicali, mi trovo bene con le persone che sanno apprezzare Chopin, quelle che lo riconoscono e sono capaci di emozionarsi sulle sue note. C’è stato un tempo in cui pensavo che fosse giusto fare questa domanda all’inizio di una conversazione, come se fosse un’aggiunta ai primi convenevoli. “Piacere, mi chiamo S., le piace Chopin?” Così diventa facile, in caso affermativo si dialoga con gente che ha la stessa frequenza e se la risposta è negativa si alzano i tacchi con una scusa. Poi ho capito che la varietà umana è bella e va conosciuta; ci sono tante storie da ascoltare e tanti racconti fatti da chi non ama Chopin. Esiste un mondo di esperienze da cogliere e da comprendere, soprattutto da parte di chi è diverso da noi. È più difficile, serve tempo, ma ne vale la pena.