Conversazioni

Il piatto che aiuta a conoscersi

Piatto_che_aiuta_a_conoscersiNon avevo mai pensato seriamente a un piatto che mi rappresenti. È stata la mia amica S. a spronarmi su questo tema. Eravamo a cena e, visto che entrambe amiamo cucinare, abbiamo cominciato a scambiarci ricette e a confrontarci sui nostri piccoli esperimenti. Poi lei se n’è uscita con:
“Hai mai pensato al piatto che vorresti essere?”

Mi ha colta impreparata. La sua domanda non era riferita al piatto che più mi piace, voleva che io immaginassi un piatto che possa rappresentare chi sono. Non facile. Soprattutto perché questo significa conoscersi e avere chiara la percezione che gli altri hanno di te. Inoltre nella sua domanda ho colto un senso di proiezione poiché non mi ha chiesto chi sono oggi ma chi vorrei essere, che prevede un’ idea definita dei propri obiettivi e del cammino che s’intende percorrere per raggiungerli. Crisi.
Avendomi vista perplessa e pensosa S. ha cercato di aiutarmi dicendo:
“Prova a pensare al piatto che sei, a quello che non sei e poi a quello che vorresti essere.” Sempre più difficile. “Iniziamo da quello che non sono.” Ho detto. Mi sembrava più semplice partire da lì perché ho chiaro ciò che non sono, o meglio ho chiaro ciò che assolutamente non voglio essere e non voglio che gli altri pensino di me.
“Il lesso.” È quello che mi è uscito dopo qualche secondo di riflessione.
“Non è che il lesso non mi piaccia.” Ho specificato. “Lo vedo così banale e privo di personalità, per non parlare del colore della carne: grigino. No il lesso no.”
“Però potresti servirlo con tante salse colorate.” Ha aggiunto lei.
“Sì ma il vero sapore del lesso è quello della carne, aggiungere le salse significa barare.” Ho specificato.
“Dimmi il tuo.” Ho incalzato mentre prendevo tempo per pensare agli altri due piatti.
“Il branzino al sale.” Mi ha risposto.
Anche nel suo caso non si tratta di un piatto che non piace, anzi è uno dei modi più gustosi per mangiare il branzino, ma in fondo è così semplice da preparare.
“Lo trovo piatto, con poco spessore, semplice, troppo. No il branzino al sale no.” Ha voluto rimarcare lei.

La conversazione è andata avanti, non siamo ancora riuscite a identificare con certezza gli altri due piatti ma ci stiamo lavorando e confesso che è stato un ottimo esercizio per capirsi un po’ di più.

Conversazioni: L’emozione secondo Enrico Croatti

Enrico_CroattiMi trovavo seduta in sala a Identità Golose, aspettavo l’intervento successivo e mi guardavo intorno.  Era subito dopo pranzo e le persone avevano un’aria assonnata forse a causa della stanchezza indotta dal pasto appena consumato, soprattutto quando ci si trova nel regno del tributo al cibo. Buio in sala. Luce. Arrivo del giovane Enrico Croatti, chef del Dolomieu di Madonna di Campiglio. Ho colto subito la sua energia, la sua passione e la voglia di condividerla con il pubblico. Ha presentato il suo intervento a cui aveva dato un nome sfidante “A mani nude verso l’infinito”. La presentatrice gli ha chiesto il perché di questo titolo e lui ha spiegato che le mani nude servono per sentire gli ingredienti, per entrare in contatto con la materia prima e coglierne il senso; l’infinito per lui è rappresentato dalla rottura di ogni schema, da quella follia necessaria per superare i limiti. Durante l’esibizione Croatti ha mostrato il significato della sua follia lavorando sulla pasta. Ha preso dei paccheri, li ha cotti, trattandoli come una semplice pasta secca, li ha tagliati a metà e li ha tirati come se fossero una pasta fresca, proprio come facevano le nonne con la sfoglia fatta a mano. Da qui ha formato dei piccoli cannelloni ripieni. Gli serviva della farina e così ha deciso di frammentare la pasta secca a crudo, rendendola polvere, per poi tostarla in forno e trasformarla in farina per tirare i suoi cannelloni.

Più tardi, passeggiavo nel corridoio durante una pausa caffè e ripensavo al significato di  follia, a quello che avevo visto in sala e a come sia possibile superare gli schemi mentali che inevitabilmente abbiamo. Lì ho incontrato Enrico Croatti e ho voluto approfondire il tema, così è nata questa conversazione.