Pensare

Cattura qualche spunto per una riflessione

Conversazioni: L’emozione secondo Enrico Croatti

Enrico_CroattiMi trovavo seduta in sala a Identità Golose, aspettavo l’intervento successivo e mi guardavo intorno.  Era subito dopo pranzo e le persone avevano un’aria assonnata forse a causa della stanchezza indotta dal pasto appena consumato, soprattutto quando ci si trova nel regno del tributo al cibo. Buio in sala. Luce. Arrivo del giovane Enrico Croatti, chef del Dolomieu di Madonna di Campiglio. Ho colto subito la sua energia, la sua passione e la voglia di condividerla con il pubblico. Ha presentato il suo intervento a cui aveva dato un nome sfidante “A mani nude verso l’infinito”. La presentatrice gli ha chiesto il perché di questo titolo e lui ha spiegato che le mani nude servono per sentire gli ingredienti, per entrare in contatto con la materia prima e coglierne il senso; l’infinito per lui è rappresentato dalla rottura di ogni schema, da quella follia necessaria per superare i limiti. Durante l’esibizione Croatti ha mostrato il significato della sua follia lavorando sulla pasta. Ha preso dei paccheri, li ha cotti, trattandoli come una semplice pasta secca, li ha tagliati a metà e li ha tirati come se fossero una pasta fresca, proprio come facevano le nonne con la sfoglia fatta a mano. Da qui ha formato dei piccoli cannelloni ripieni. Gli serviva della farina e così ha deciso di frammentare la pasta secca a crudo, rendendola polvere, per poi tostarla in forno e trasformarla in farina per tirare i suoi cannelloni.

Più tardi, passeggiavo nel corridoio durante una pausa caffè e ripensavo al significato di  follia, a quello che avevo visto in sala e a come sia possibile superare gli schemi mentali che inevitabilmente abbiamo. Lì ho incontrato Enrico Croatti e ho voluto approfondire il tema, così è nata questa conversazione.

Coincidenze

Coincidenze _2Da piccola, nelle settimane di giugno in cui la scuola era appena finita, partivo con la mia nonna per accompagnarla in qualche località termale. Mi divertivo, nonostante mi sottoponessero a quelle inalazioni che sapevano di zolfo. Sapevo che dovevo sopportare per un’oretta quella tortura ma poi avevo a mia disposizione tutto il resto del tempo per giocare e passeggiare mentre osservavo il mondo intorno. Facevamo il viaggio in treno ma non c’era un diretto per la nostra meta. Arrivavamo nella prima stazione, aspettavamo circa dieci minuti e poi prendevamo la coincidenza che ci accompagnava a destinazione. Avrò avuto circa otto anni e non avevo mai viaggiato in treno. Ricordo che la nonna ripeteva costantemente la parola coincidenza che io ancora non conoscevo. Iniziava a parlarne mentre programmava il viaggio e si informava sugli orari, ne parlava con il personale dell’albergo mentre faceva la prenotazione, lo diceva a tutti i passeggeri sul treno, chiedeva costantemente al controllore per avere conferma che il treno fosse in orario e che noi arrivassimo in tempo per la nostra coincidenza. Ho vissuto altre volte la stessa esperienza quando ho fatto dei viaggi più articolati, in occasione di voli intercontinentali. Mi sono trovata a rischiare di perdere la coincidenza a causa di ritardi o disguidi.

Nel tempo ho capito che le coincidenze capitano anche nella nostra giornata. Si esce al mattino pensando che è necessario contattare quella determinata persona e dopo poco squilla il telefono ed è proprio lei che ci cerca; si pedala spensierati in bicicletta e ad un certo punto tutto diventa strano e si realizza di avere bucato, ci si guarda intorno e si scopre che lì di fronte c’è un negozio che ripara le biciclette. La vita è piena di questi episodi più o meno grandi. Un’amica mi ha raccontato che l’asilo nido della sua piccola ha avuto dei problemi e ha dovuto chiudere ad anno ormai iniziato. Lei doveva cercarne un altro che fosse vicino a casa, ha provato con quello che sarebbe stato il miglior sostituto e guarda caso proprio quel giorno si era ritirato un bambino che aveva lasciato un unico posto disponibile. Credo che ognuno abbia un elenco molto ricco di episodi analoghi. Molti le chiamano coincidenze alludendo a casi fortuiti, a concomitanze casuali di eventi. Io le penso tutte come le coincidenze di un viaggio: il collegamento tra un punto di passaggio e la meta. A volte la destinazione finale può necessitare di passaggi intermedi, come quando si arriva tardi e si deve aspettare la coincidenza successiva; in questo caso consiglio di non prendersela con la sorte ma di riflettere e chiedersi se il viaggio che vogliamo percorrere è quello giusto per noi.

Nella foto una scritta che ho incontrato mentre passeggiavo. Era incisa sull’asfalto, coincidenza?