Pensare

Cattura qualche spunto per una riflessione

I sapori della Francia: la violetta

ViolettaA Tourrettes la coltivazione della violetta iniziò alla fine del 1800. Il fiore, diventato simbolo del luogo, viene utilizzato sia per produrre profumi ed essenze che per la gastronomia; una delle marmellate più buone che abbia mai assaggiato è proprio quella alla violetta. A questo fiore è stato dedicato un museo nel quale è possibile apprezzare la storia locale e il forte legame tra la coltivazione e il villaggio. Durante il tempo che ho trascorso in questo luogo ho voluto approfondirne il significato e la visita al museo mi ha aiutato a cogliere una simbologia che non conoscevo.

(Citazione tratta dagli scritti del museo della violetta) In ragione del suo colore viola, ottenuto mescolando il rosso, che richiama la parte più intima della terra, e il blu che richiama il cielo, il fiore è stato da sempre associato al passaggio fra i due mondi. Una leggenda tedesca racconta che tre angeli che accompagnavano una giovane fanciulla nell’altro mondo le fecero un copricapo di violette per facilitarle il passaggio. Questa storia conferma l’antica credenza secondo cui il profumo della violetta è uno dei mezzi per comunicare con l’aldilà. La simbologia della violetta abbraccia culture e tradizioni che hanno a che fare con il mito e con le credenze cristiane. Si dice ad esempio che Vulcano, il dio fabbro, non riuscì ad ottenere un bacio da Venere fino al giorno in cui si profumò con la violetta. Una credenza cristiana sostiene inoltre  che Adamo, dopo essere stato cacciato dal Paradiso, versò lacrime che di fronte al sole si trasformarono in violette. Nel tempo questo fiore è diventato il simbolo della fedeltà e dell’amore insieme all’umiltà e alla purezza e forse per questo da anni ormai il fiore testimonia la promessa di amore eterno.

Il sapore dei tortelli di zucca

ZuccaFra poco sarà di nuovo tempo di zucca, ci pensavo proprio ieri. È arrivato il momento di provare a fare i tortelli come li faceva mia nonna; il trucco è solo uno: la zucca deve essere buona e non acquosa o fibrosa, una volta cotta si deve sciogliere come una purea. Non esiste la ricetta, si tratta di una tradizione tramandata oralmente e sperimentata sul campo, grazie a un costante affiancamento. L’anno scorso ci sono riuscita, ho preparato i tortelli e quando li ho assaggiati ho sentito il sapore di mia nonna. Era uguale, mi sono commossa. Non so come ho fatto, probabilmente è stata la concentrazione o il desiderio di provare ancora quell’emozione, ma quando li ho assaggiati e ho chiuso gli occhi mi sono sentita trasportare indietro. Avevo le lunghe trecce, ero alta poco più di un metro e salivo sul poggiapiedi per arrivare meglio alla tavola e simulare di aiutare mia nonna mentre tirava la sfoglia con il mattarello. Ho sorriso rivedendo quella bambina e ho capito che la cucina è come un ponte che ci conduce verso sapori che contengono ricordi da richiamare alla memoria quando sentiamo un po’ di nostalgia.