Pensierino

Ho imparato a camminare

“C’è qualcosa di nuovo che hai iniziato a fare durante questo periodo?”
Me lo ha chiesto la mia amica S. l’altra sera durante una delle video chiamate che ci hanno tenuto in contatto negli ultimi mesi.
“A camminare.” Le ho risposto.
Non ho avuto dubbi perché “la passeggiatina”, così ho deciso di definirla, è stata la novità che ha arricchito le mie giornate. È la cosa più semplice e banale che ci sia, camminare, si impara fin da bambini ma si apprezza davvero? Quando non abbiamo limiti e possiamo muoverci liberamente il camminare è un gesto meccanico che serve per condurre il nostro corpo da un punto ad un altro. Se invece il percorso è limitato, se ogni passo va misurato e si deve fare attenzione a non superare certe distanze, si è portati a vivere con maggiore consapevolezza ogni centimetro che si percorre. È come quando ci si mette a dieta e si ha a disposizione un piatto di pasta da quaranta grammi, si centellina ogni maccherone, si spezza in tre (o anche quattro) parti e si assapora come se ogni boccone fosse un tripudio del gusto. Così ho camminato, osservando, come se avessi una lente d’ingrandimento sugli occhi. Ho guardato con attenzione ogni bocciolo dei fiori sui davanzali, la porosità dei muri dei palazzi, le loro decorazioni, ho colto l’espressione dei putti vicino alle finestre. Nell’ultima settimana ho allungato il percorso e, pur esplorando un’area nella quale vivo da più di vent’anni, ho visto ciò che non conoscevo.
Sono un’amante della bicicletta, la utilizzo in tutte le stagioni e non mi ferma neppure la pioggia ma la camminata è un’altra cosa, mi mette a diretto contatto con la città senza mediazione, mi porta ad essere veicolo, è come guardare dal finestrino ad una velocità in cui l’occhio incamera i fotogrammi e ha il tempo necessario per elaborarli. Camminando genero idee che, mentre passeggio, mi sembrano geniali. Torno a casa, le metto su carta e molte di loro perdono la forza che avevano per strada, altre scompaiono, dimenticate. Forse è giusto così. Mi chiedo se le idee che trovo meno calzanti fossero veramente mie o non invece il frutto dei pensieri di tutti quelli che hanno camminato prima di me. Il pensiero rimane sui marciapiedi? Rimbalza da un portone all’altro colpendo chi passa? E quelle idee che io ho dimenticato le ha prese qualcuno che camminava dietro di me?
“Ho imparato a camminare.” Rispondo così a S. quando mi chiede che cosa ho imparato.
Ho scoperto che strade diverse conducono alla stessa meta, ho compreso che ogni istante può essere un viaggio perché, se è vero che una linea è fatta da un insieme infinito di punti, in ognuno di essi è racchiusa l’opportunità per arricchire il percorso.

Nell’immagine: Zinaida Serebriakova, Ragazza con una candela, autoritratto, 1911 (particolare)

Metamorfosi

La mia casa è diventata un’isola. Non c’è il mare fuori dalla finestra ma potrei immaginarlo, posso credere di trovare il profondo blu al di là del portone, un oceano che mi ripara e mi protegge. Resto all’interno perché posso vivere in un luogo isolato, in un’area incontaminata. Sono lontana dal mondo ma, allo stesso tempo, vicina e lo lascio entrare grazie alle notizie che sento in televisione. Vedo gli amici e i colleghi attraverso le innumerevoli piattaforme; ho una socialità mediata, si definisce distanziamento, perché sembra che i corpi siano pericolosi. Mantenere le debite distanze non significa interrompere le comunicazioni, che spesso diventano più intense, ma trovare nuove forme per parlarsi. Si perde qualche cosa, è come vedere un film in bianco e nero: si colgono le sfumature di grigio ma lo splendore dei colori viene celato. Siamo tutti racchiusi nella nostra isola, che diventa un bozzolo. Ci prepariamo alla metamorfosi? In natura gli insetti restano chiusi nel loro involucro protettivo per giungere a una trasformazione nella forma e nella struttura, da uno stadio larvale si passa alla fase adulta; diventeremo farfalle? In senso più figurato, parlando dell’uomo, la metamorfosi può riguardare il carattere, la condotta, l’atteggiamento e prelude a un’evoluzione. L’uomo sta evolvendo? Forse è questo il passaggio? La Rinascita di cui si è parlato in occasione della settimana pasquale? Penso all’abitudine. Il tempo passa e ci abituiamo a stare nel nostro bozzolo; fatico a ricordare la vita di prima, le immagini sono lontane. Gli abbracci, le risate, bere dallo stesso bicchiere, sussurrare nell’orecchio, tenersi per mano. Usciremo dal bozzolo in fasi diverse e avremo tempi diversi per abituarci alla nuova vita. E i bambini che nascono adesso? Sono già evoluti? Parte integrante del nuovo scenario? Come sarà il dopo ce lo stiamo chiedendo tutti e, come spesso accade, abbiamo difficoltà ad immaginare la nuova forma perché non è stata ancora vissuta e siamo sguarniti di immagini nel nostro archivio mentale. Io mi lascerò guidare dal sentire, dall’insieme di emozioni che ho raccolto e dalla convinzione di volere intraprendere, con coraggio, la strada del cambiamento.

Nell’immagine: Ballo a Bougival di Pierre-Auguste Renoir