Pensierino

I gettoni

“Passavo il pomeriggio a cercare i gettoni. Tabaccaio, edicola, bar, benzinaio.”
Mentre l’uomo parlava pensavo a quelle monete color bronzo con i solchi, si utilizzavano nei telefoni pubblici. Avevano un contro valore in lire, forse duecento? Non ricordo. Accadeva prima delle cabine che accettavano le monete, prima delle schede telefoniche da cinque mila lire.
“L’avevo conosciuta al mare, lei di Roma e io di Torino.” Aveva continuato descrivendomi una ragazza bionda con i capelli lunghi.
“Potevo telefonarle solo dalle venti alle venti e trenta, in quella mezz’ora lei era a casa da sola.”
Ascoltavo la storia e mi chiedevo che cosa si dicessero.
“Avevo tredici anni e mi vergognavo. Cenavo in fretta, inventavo una scusa per i miei genitori e correvo alla cabina all’angolo.”
L’uomo rideva. Erano passati più di quarant’anni ma tutto sembrava successo il giorno prima.
“Trovavo la signora. La moglie del custode che chiamava la sorella, chiacchierava, rideva e la mia mezz’ora si accorciava.”
Non ricordava più come e perché fosse finita.
“Qualche cartolina e poi basta.”
Mi raccontava quanto era bella e diceva che l’anno dopo, in gita scolastica a Roma, l’aveva cercata ma a quel numero non rispondeva più.
“Oggi mio nipote compie tredici anni.” Aveva continuato lui. “Gli ho regalato i soldi, gli ho detto di utilizzarli per offrire una cena a una bella ragazza.”
L’uomo diceva che il ragazzino non era interessato, aveva altre idee sull’impiego di quel denaro.
“Gli ho raccontato la storia e sa che cosa mi ha detto?”
Avevo risposto di no.
“Zio, non potevi contattarla su Facebook anziché telefonarle?”

Il relativo del gusto

Che cosa ci piace? Credo che sia facile definire una lista precisa riferendosi al cibo, alle letture, ai dipinti di grandi artisti, alla musica fino ad arrivare agli oggetti di design e all’abbigliamento. Potrei continuare, le categorie sono infinite e per ognuna scatta un meccanismo che ci porta a scegliere.
Il gelato per me è nocciola e pistacchio. Amo gli scrittori americani e sono sentimentalmente legata a quelli francesi, in particolare ai classici, ma sono pronta a scoprire le novità che mi vengono consigliate. Mi piacciono le tinte unite, preferisco i colori decisi ma come scelgo? Inseguendo l’armonia. Ho trovato questa risposta tempo fa quando ho capito che il mio gusto veniva orientato da una sensazione: sentire che c‘è armonia, avere la percezione che tutte le tessere di un ipotetico puzzle siano messe al posto giusto. Vale ancora di più per la musica, mi piace ciò che mi porta una piacevole emozione, in dipendenza del mio stato d’animo del momento. Alcune canzoni non mi piacciono, possono essere il motivo più gettonato del momento ma mi provocano disagio e trovo note stonate con il mio essere.
A volte succede qualcosa e torno sui miei passi. Mi è capitato di vedere un film in cui ho ascoltato una canzone che conoscevo e che non mi piaceva. Quelle note hanno continuato a risuonarmi in testa, ho cominciato a canticchiarle, le ho cercate, ho comprato la canzone. Come mai? Era colpa del film. Quella musica ha assunto un significato diverso dopo averla sentita dentro alla storia. Quindi il mio gusto è relativo? Cambia in base al contesto? Si modifica in relazione a ciò a cui viene associato? Mi sono risposta che è così ma non per tutto. Certe musiche sono superiori, posso affermare che Chopin mi piace, indipendentemente dal contesto. Da chi dipende? Da me? Dal mio sentire volubile o dalla grandezza dell’autore? Oppure il mio sentire volubile mutando percepisce quella grandezza? Le domande restano aperte.
È bene farsi domande, ripeteva il mio insegnante di filosofia al liceo.
Prof. ha dimenticato di dirmi dove trovare le risposte; se ci fosse ancora glielo direi.