Pensierino

Sono io quella che corre

SonoIoQuellaCheCorreMetti una sera fra amiche, sedute a un tavolo tondo in un bel locale, accompagnate da un paio di giri di Margarita. I. ha uno strano sorriso, di quelli che riconosci da lontano e ti fanno capire che è innamorata. V. la guarda e commenta, si rivolge a noi altre raccontando di questo uomo coraggioso, una sorta di essere mitologico, che, per amore di I., ha deciso di ribaltare la sua vita: ha lasciato la moglie, ha cambiato città e pure il lavoro. I. sorride, è felice e ci racconta del momento in cui gliel’ha comunicato. Lei era alla stazione, stava partendo per le vacanze invernali, tornava dai suoi in Puglia. Lui è arrivato trafelato, il treno stava per partire e lei l’ha visto dal finestrino mentre correva su e giù per i binari. I. ha aperto il finestrino (meno male che esistono ancora treni con i finestrini che si aprono!) e lui le ha detto che aveva deciso, che voleva lei. Il treno è partito e lui ha continuato a correre, ha corso fino a quando I. lo poteva vedere.
Alla fine di questo racconto V. ci dice che non le capiterebbe mai una scena così perché sostiene di essere lei quella che corre alla stazione. E lì, complice l’ennesimo giro di Margarita, confessa la sua attitudine alla conquista, forse per la leadership che ha sul lavoro, o forse per qualcosa che le è rimasto dentro dal passato, lei è quella che fa il pilota in un rapporto di coppia. Non ne è felice, ce lo dice per la prima volta, non le piace più quel ruolo ma non riesce a cambiare perché incontra solo uomini che vogliono farsi pilotare. Guardo V. e le chiedo se sia sicura di volere cambiare, voglio che sia lei a dirmi che si è stancata di correre alla stazione. V. mi guarda e sorride, non risponde e beve l’ultimo sorso di Margarita mentre brindiamo. Tornando a casa ho pensato che per  incontrare persone diverse da quelle che ci sono sempre capitate bisogna iniziare a cambiare sé stessi. È come quando si percorre la stessa strada per molto tempo, è difficile che si vedano cose nuove su quel tragitto ormai noto, perché accada è necessario provare a cambiare percorso.

Legami

Legami3“Non sei troppo grande per andare a un pigiama party?”
Questo è quello che ha detto la figlia di sette anni alla mia amica G. quando ha scoperto che la mamma non avrebbe dormito a casa. Forse è vero ma la voglia di stare insieme era tanta e alla fine nessuna di noi si è posta la domanda. S. ha una casa molto grande e accogliente, ha due splendidi figli e un marito che hanno deciso di lasciare spazio all’amicizia. Non ci vedevamo da mesi e avevamo voglia di stare insieme, questa è stata la molla, volevamo raccontarci, dirci di noi, come stiamo, cosa succede, quali sono i nostri sogni. Per questo abbiamo deciso di prenderci uno spazio, ci siamo incontrate sul finire del pomeriggio da S. e abbiamo riunito il gruppo con l’idea di stare insieme fino all’indomani. Parole, abbracci, risate e qualche lacrima di commozione, ricordi del passato e proiezioni sul futuro. Unite, ancora come un tempo, come quando eravamo al liceo e pensavamo che avere quarant’anni sarebbe stato un tempo lontanissimo. Invece ci siamo, è oggi e siamo ancora insieme. Per quanto riguarda i sogni, ne abbiamo ancora tanti e sentiamo che è possibile realizzarli. Siamo diverse ma ci conosciamo da sempre e sappiamo che cosa aspettarci dall’altra, ci vogliamo bene, ci comprendiamo e abbiamo capito che un sorriso può fare molto se l’altra deve affrontare un momento difficile.
Tornando  a casa ho pensato ai legami, quelli profondi che sono radicati e che non è possibile sciogliere, neanche se si vive lontani, neanche se si percorrono cammini differenti o se si ha una famiglia di cui occuparsi. Il tempo passa, si vive la propria vita ma resta sempre un filo che ci lega con le persone care. Può essere un filo sottile, a volte invisibile ma c’è e ogni tanto ci riporta a trovarci anche fisicamente, insieme.