Ho avuto modo di utilizzare il taxi tante volte in diverse parti del mondo: in grandi città metropolitane e in piccole località turistiche; in Europa, negli Stati Uniti, in America Latina e anche in oriente sia in Cina che in Giappone. A Milano mi capita spesso di usufruire del servizio, soprattutto d’inverno. Ho sempre pensato che i taxisti milanesi fossero i più gentili. Ho incontrato persone orientate al servizio e disponibili non solo a dare informazioni di supporto, ma anche ad aiutare una signora con la valigia pesante o ad aspettare qualche istante davanti al portone per verificare che una donna sola, di sera tardi, entri senza problemi. Negli ultimi giorni ho riscontrato che i nostri taxisti rappresentano anche la memoria di questa città, registrano i cambiamenti delle strade, la nascita di nuovi palazzi e nuovi locali e mantengono in loro il ricordo di come Milano muta la sua pelle. In alcuni casi registrano anche il cambio sociale e il passaggio delle epoche. La scorsa settimana, per esempio, sono salita in taxi, ho dato l’indirizzo e il taxista, pensando velocemente al percorso, mi ha detto: “sì, ho capito,è proprio vicino a dove abitava Craxi.” Immediatamente la mia mente è tornata indietro di trent’anni e in un istante mi sono vista bambina a sognare di una città fatta di luci e pubblicità, un tempo andato ma probabilmente necessario per fare di Milano ciò che è oggi. Grazie a tutti coloro che custodiscono i ricordi di questa città.
Pensierino
La strategia del fare
La chiacchiera è una grande tentazione. Ci sono persone che amano ascoltarsi e parlano per sentire ripetutamente la loro voce, i discorsi forbiti, le dissertazioni su innumerevoli questioni. Nel tempo ho capito che l’efficacia sta nelle poche parole; concetti chiari e sintetici sono spesso in grado di colpire nel segno trasmettendo a chi si ha di fronte il vero senso di ciò che si vuole comunicare. E dopo subentra l’azione, il fare per mostrare ciò che si è sostenuto, dare un esempio concreto e visibile permette che le parole abbiano consistenza. Nel mondo del lavoro capita quotidianamente di dovere perdere tempo per dire, parlare per sostenere una posizione, mostrare con le parole e non con i fatti. Sembra che le persone abbiano paura di passare ai fatti, forse è così. Mi sono trovata spesso in questa situazione e ho capito che l’uomo ha la tendenza a condurre tutto a ciò che conosce. Se una cosa non è nota, intendo una procedura, una metodologia, un qualche tipo di passaggio nell’ambito di un progetto, si tende a mettere in dubbio la sua fattibilità. Perché? È così difficile provare? L’innovazione nasce così, attraverso la prova, facendo qualche cosa che non si è fatto prima, dando libero sfogo a una semplice intuizione. Agire e fare, magari si sbaglia, forse si dovrà procedere con un secondo tentativo per fare delle correzioni, ma solo così si va avanti. Fermarsi alla chiacchiera condanna alla staticità; ci si ferma in quel punto e si gira a vuoto, come nei vecchi dischi quando la puntina si fermava in un solco del vinile e la strofa della canzone veniva ripetuta all’infinito.