Ritratti

Giulia Marchi


È stato Amabili resti che mi ha spinta a chiedere a Giulia Marchi una mediazione.
“Si tratta di un esercizio di memoria, è la sicurezza di non aver dimenticato”, iniziò così la spiegazione dell’opera da parte dell’autrice, durante l’inaugurazione della mostra La misura nelle cose, presso LCA studio legale.
Guardando il trittico, fui attratta dalla fotografia dedicata a L’Annunciata di Palermo di Antonello da Messina dipinto nel 1476. Non avrei saputo definire il tempo in cui avevo ammirato l’originale, e neppure il luogo, ma il manto azzurro-blu era vivo in me. Il pantone, insieme alle sue pieghe, aveva riacceso il volto della Vergine.
Durante la passeggiata attraverso le sue opere, Giulia Marchi mi fornì delle chiavi che non schiudevano solo un significato per comprendere il suo lavoro, ma risvegliavano qualcosa di mio, una parte intima da ascoltare e da capire con pazienza. Decisi di approfondire e chiesi a Giulia un incontro per conversare.
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Nell’immagine: Giulia Marchi , ritratto di Simone Maria Fiorani.
La foto è stata gentilmente concessa dall’artista.

Mariagrazia Inncecco


La casa di Mariagrazia è un teatro. Ci accomodiamo su due poltroncine, in una stanza deliziosa allestita come camerino per le attrici che andranno in scena fra poche ore.
“Aspetta che spengo le lenticchie” mi dice lei correndo verso la cucina. Riappare dopo pochi minuti e mi racconta il menù della serata perché, dopo lo spettacolo, offre agli ospiti qualche cosa di semplice, dal gusto buono che nasce da chi prepara con passione.

Due volte alla settimana, nel grande appartamento di Mariagrazia, avviene l’incontro fra il pubblico e gli attori. Il salone è palcoscenico e platea, nell’ingresso ci sono le quinte e la cabina di regia, nelle stanze i camerini. Il cartellone è ricco e la stagione è già completa, da settembre fino all’estate. Gli spettacoli non avvengono solo nella sua casa, poiché nel tempo Mariagrazia ha costruito una rete (le talee) di altre abitazioni, disseminate in tutta Italia, pronte a ospitare il teatro.
L’impegno è tanto, lo confessa lei stessa dicendomi che in un anno trascorre almeno duecento serate in questo modo, ma la soddisfazione del progetto la ripaga di ogni cosa e mentre lo dice comprendo, perché incrocio lo sguardo di un’artista. Mariagrazia è una fantasista che usa la sua creatività con grande praticità e concretezza. >> Leggi il ritratto.

 

Nell’immagine: Eva Gonzalès, Un palchetto al Teatro degli Italiani, 1874.