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La Pinacoteca di Brera

Pinacoteca_BreraUn palazzo antico sorto su un convento trecentesco in cui successivamente i Gesuiti costruirono una scuola. Diventata museo, famosa in tutto il mondo, la Pinacoteca di Brera nacque vicino all’Accademia di Belle Arti, voluta da Maria Teresa d’Austria  nel 1776, con finalità didattiche per gli studenti.
Ho avuto modo di apprezzare questa meraviglia qualche settimana fa, una sera poco prima di cena. Da fine giugno la Pinacoteca resta aperta al giovedì sera fino alle 22.15, e dalle ore 18.00 l’ingresso è consentito con soli 2 Euro. Per me è stata una sorpresa, non avevo pensato di andarci, era nella mia lista di cose da fare ma continuavo a metterla in fondo dando priorità a qualcos’altro. Mi dicevo che tanto la Pinacoteca resta lì, non è come una mostra temporanea che ha un inizio e una fine, rimandavo e mi è dispiaciuto. Mi ci hanno portata gli eventi e ne sono contenta perché l’avrei vista per la seconda volta, la vorrei rivedere per la terza e così via. È vasta, raccoglie tanti tesori, quadri che avevo visto in qualche libro d’arte e non sapevo che avrei potuto ammirare lì, dal vivo e in un luogo così vicino. Mi è piaciuto anche l’odore, quel profumo di antico, di cose vecchie e preziose che si sente quando si va a visitare una dimora storica. Ci tornerò, ho già voglia di sedermi ad apprezzare in silenzio qualcuna delle opere che più mi hanno colpita.

Nell’immagine “Il Bacio” di Francesco Hayez (particolare), custodito alla Pinacoteca di Brera.

Corso Garibaldi

Corso_GaribaldiNon so più come fosse un tempo questo Corso. Ho un ricordo molto appannato di quando era una strada piena di macchine parcheggiate anche sui marciapiedi; un amico abitava lì, rammento quel portone di legno dipinto di un colore chiaro e la fatica che si faceva a trovare un posto in cui lasciare l’auto ogni volta che mi invitava a casa. Ho in mente una strada buia simile a quelle dei paesi dove alle dieci di sera non c’è più in giro nessuno. Oggi Corso Garibaldi è un luogo diverso. L’area  è quasi totalmente pedonale, i marciapiedi sono ampi e c’è gente che riempie i locali; di giorno e di sera ci sono persone che passeggiano o che si siedono fuori, nei tavolini dei caffè o dei ristoranti. Ci vado con la bicicletta, la parcheggio nella rastrelliera che c’è all’inizio della via e cammino avanti e indietro. Guardo le vetrine, osservo i volti dei passanti, mi soffermo in qualche punto e ogni volta scopro qualcosa di nuovo: la chiesa di San Simpliciano, il vecchio teatro Fossati, un negozio di oggetti vintage, una bottega storica, una nicchia che conduce a un parco quasi nascosto dove le persone non pensano di addentrasi. Cammino e penso, questo è l’effetto che mi fa questo Corso. Mi aiuta a mettere in fila i pensieri, a capire quanto sia bella questa città e quanto sia mutevole, in grado di metamorfosi continue che le donano una luce diversa e la rendono accogliente per chi ha voglia di scoprirla.