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Osteria di Porta Cicca

Porta_CiccaPrendete una sera nel bel mezzo di un lungo ponte in cui si è convinti che tutti i milanesi siano partiti per il mare; la città è deserta e sembra che non ci siano problemi di parcheggio. Decidete che sia la sera giusta per andare verso i Navigli e potersi godere una passeggiata in tranquillità. Quando arrivate lì vi rendete conto che tanti altri come voi hanno avuto la stessa idea e il risultato è: code interminabili per trovare un posto in cui lasciare l’auto, una ressa di persone che vi impedisce di camminare, locali affollati in cui è impossibile trovare un tavolo se non si è prenotato con largo anticipo.

Ci si sente stupidi e si crede di avere avuto un’idea orribile. Ci si guarda intorno, si cammina quasi trasportati dall’inerzia e si arriva davanti a un locale che sembra anonimo. Si decide di fare l’ultimo tentativo. Si entra e si viene accolti dal sorriso del personale che vi fa accomodare sull’ultimo tavolino rimasto, proprio quello lì che stavano sistemando e che sembrava che aspettasse solo voi. Vi guardate intorno e tutto sembra ovattato, le tovaglie bianche, i fiori bianchi, il legno chiaro per terra, il profumo delle candele, il silenzio. La sala è piena ma sembra che le persone abbiano imparato a parlare a bassa voce, in intimità. Vi accomodate e aprite il menù. I piatti sono raccontati con cura e mentre leggete riuscite a vedere le immagini dello chef in cucina che sperimenta per donare ai propri ospiti qualcosa di diverso, sapori di un tempo abilmente mescolati a quelli più consueti. Ottimo vino e ottimo servizio. Questa è stata la sensazione provata all’osteria di Porta Cicca, un locale nel bel mezzo del caos tipico dei Navigli ma che ha trovato il modo per  creare un ambiente sereno e accogliente per i propri commensali.

Chopin a mezzogiorno

Cecilia_FerreriUna domenica mattina di sole, una passeggiata in bicicletta con fermata al bar dell’angolo per gustare un buon caffè. Mezzogiorno meno dieci minuti, è ora di recarsi al luogo dell’appuntamento. L’invito proponeva una via vicino a Piazzale Lavater, nel cuore del liberty milanese, il cortile del palazzo è pieno di verde e dai balconi cadono fiori colorati, salgo al secondo piano e vengo accolta dal padrone di casa che mi fa accomodare in salotto. Insieme a me ci sono altre quindici persone, guardiamo con curiosità il grande piano nero, lucido e pronto per allietarci. Qualche minuto e arriva la pianista: Cecilia Ferreri. Nei tre quarti d’ora successivi siamo stati avvolti dalle note di Chopin, la stanza conteneva a fatica quella musica sublime e dopo poco qualcuno ha sentito il bisogno di aprire le finestre, facendo godere così quel dolce suono anche a chi passava per la strada. Confesso che alla fine del concerto mi sono sentita piena, come se mi fossi nutrita a sufficienza ma di un cibo diverso dal solito.

L’evento a cui ho assistito rientra nell’ambito di Piano City Milano, nella foto Cecilia Ferreri.