In alcune circostanze, mentre si dialoga con qualcuno, si tende a tacere alcune informazioni dandole per scontate. In genere lo si fa perché si pensa che l’altro si possa offendere di fronte a parole o temi che si sono già affrontati o che fanno parte di un’esperienza molto comune. Mi è capitato un esempio qualche settimana fa. Un amico, che aveva un appuntamento in Duomo, mi ha chiesto quale fosse il mezzo più rapido per arrivare in centro, gli ho indicato la metropolitana come la migliore soluzione. Facile. Non ho però specificato che a una certa ora la metropolitana chiude e che bisogna informarsi sull’orario dell’ultimo treno di sera, oppure si decide di trovare una soluzione alternativa per il ritorno: taxi, bus, bicicletta… L’indomani l’amico mi ha chiamata lamentandosi della sua disavventura. È arrivato alla metropolitana e l’ha trovata chiusa, non aveva i soldi per un taxi, non trovava un autobus che andasse nella sua direzione. Un disastro, più di un’ora persa per trovare una soluzione. Avevo dato per scontato l’informazione sull’orario perché lui prende i mezzi pubblici di frequente, in realtà ho scoperto che non gli era mai capitato di ritornare dopo la chiusura della metro. Ho capito che non è utile tacere le informazioni che abbiamo quando non conosciamo l’esperienza dell’altro. Ogni punto del processo va condiviso e comunicato all’altro il quale così ha l’opportunità di arricchire la propria esperienza e di godere di una sorta di vantaggio che, forse, tornerà indietro anche a noi grazie a qualcuno che ci dirà quello che conosce. In fondo è un po’ come fanno le mamme o le nonne, abituate a fare raccomandazioni. Credo che lo facciano per un motivo, anzi, a questo punto ne sono certa.
Amicizia
Frigoriferi Milanesi
Ho avuto l’occasione di passeggiare negli spazi dei Frigoriferi Milanesi. Era sera e i locali erano vuoti. Chi mi ha accompagnato mi guidava alla scoperta delle storie che possono raccontare quegli spazi. Prima al buio, dove ho visto le ombre alimentate dai giochi delle luci che filtravano dai vetri. Poi con la torcia dove ho visto l’inquadratura della maniglia di una porta che faceva l’inchino come se fosse su un palco. Alla fine la luce; la stanza illuminata senza più veli sotto cui nascondersi. A quel punto sono uscita e mi hanno accompagnato verso una scala e lì ho incontrato tante parole.
Un’installazione di parole che si arrampicavano verso il soffitto e non ho mai avuto così tanta voglia di salire, su fino in alto per leggere e sentire quelle parole: percorso, speranza, attesa, mutare, amicizia, ricerca. Tutte in fila, l’una dopo l’altra come a dovermi raccontare una storia, la mia, quella che ho scelto. Così ora avrò un’immagine da tenere con me e sarà fatta di parole che hanno preso forma e sono diventate vive.
L’esperienza che ho raccontato è stata fatta nell’ambito di uno dei laboratori artistici organizzati dai Frigoriferi Milanesi.