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Frigoriferi Milanesi

FrigoriferiHo avuto l’occasione di passeggiare negli spazi dei Frigoriferi Milanesi. Era sera e i locali erano vuoti. Chi mi ha accompagnato mi guidava alla scoperta delle storie che possono raccontare quegli spazi. Prima al buio, dove ho visto le ombre alimentate dai giochi delle luci che filtravano dai vetri. Poi con la torcia dove ho visto l’inquadratura della maniglia di una porta che faceva l’inchino come se fosse su un palco. Alla fine la luce; la stanza illuminata senza più veli sotto cui nascondersi. A quel punto sono uscita e mi hanno accompagnato verso una scala e lì ho incontrato tante parole.

1Un’installazione di parole che si arrampicavano verso il soffitto e non ho mai avuto così tanta voglia di salire, su fino in alto per leggere e sentire quelle parole: percorso, speranza, attesa, mutare, amicizia, ricerca. Tutte in fila, l’una dopo l’altra come a dovermi raccontare una storia, la mia, quella che ho scelto.  Così ora avrò un’immagine da tenere con me e sarà fatta di parole che hanno preso forma e sono diventate vive.

L’esperienza che ho raccontato è stata fatta nell’ambito di uno dei laboratori artistici organizzati dai Frigoriferi Milanesi.

 

 

Il cappello da prete: la zucca mantovana

Pesto_zuccaIl contesto. I tortelli di zucca sono stati la mia madeleine. Come diceva Marcel Proust esiste una memoria involontaria, o spontanea, che, sollecitata da una casuale sensazione, ci rituffa nel passato permettendoci di sentire con contemporaneità quel passato. Nei suoi scritti Proust sostiene che catturando il valore assoluto di un ricordo abbandonato, quindi non sollecitato volontariamente, possiamo vincere sul tempo, diventando capaci di recuperare quel tempo, azzerandolo, e andando così oltre la materia e la mortalità. La madeleine fu per lui lo strumento per ritrovare quel ricordo abbandonato cogliendo così l’occasione per elaborarlo, sentirlo, conoscerlo e, contemporaneamente, per conoscere una parte di sé, della propria essenza, fuori dal tempo.

Ho ritrovato un ricordo abbandonato l’anno scorso, proprio in questo periodo, grazie ai tortelli di zucca che preparai con la ricetta della mia cara nonna. Ci ho riprovato anche ieri e confesso che, con l’esperienza, la ricetta è diventata ancora più buona. Non sono riuscita a trovare altri ricordi abbandonati, quelli che mi tornano alla mente sono tutti volontari e lasciano spazio a un po’ di nostalgia e a tanta tenerezza. Mi piace però l’idea di potere evocare quei ricordi preparando un paio di ricette dedicate alla zucca (rigorosamente mantovana): il risotto alla zucca e i tortelli di zucca.