Cambiamento

Metamorfosi

La mia casa è diventata un’isola. Non c’è il mare fuori dalla finestra ma potrei immaginarlo, posso credere di trovare il profondo blu al di là del portone, un oceano che mi ripara e mi protegge. Resto all’interno perché posso vivere in un luogo isolato, in un’area incontaminata. Sono lontana dal mondo ma, allo stesso tempo, vicina e lo lascio entrare grazie alle notizie che sento in televisione. Vedo gli amici e i colleghi attraverso le innumerevoli piattaforme; ho una socialità mediata, si definisce distanziamento, perché sembra che i corpi siano pericolosi. Mantenere le debite distanze non significa interrompere le comunicazioni, che spesso diventano più intense, ma trovare nuove forme per parlarsi. Si perde qualche cosa, è come vedere un film in bianco e nero: si colgono le sfumature di grigio ma lo splendore dei colori viene celato. Siamo tutti racchiusi nella nostra isola, che diventa un bozzolo. Ci prepariamo alla metamorfosi? In natura gli insetti restano chiusi nel loro involucro protettivo per giungere a una trasformazione nella forma e nella struttura, da uno stadio larvale si passa alla fase adulta; diventeremo farfalle? In senso più figurato, parlando dell’uomo, la metamorfosi può riguardare il carattere, la condotta, l’atteggiamento e prelude a un’evoluzione. L’uomo sta evolvendo? Forse è questo il passaggio? La Rinascita di cui si è parlato in occasione della settimana pasquale? Penso all’abitudine. Il tempo passa e ci abituiamo a stare nel nostro bozzolo; fatico a ricordare la vita di prima, le immagini sono lontane. Gli abbracci, le risate, bere dallo stesso bicchiere, sussurrare nell’orecchio, tenersi per mano. Usciremo dal bozzolo in fasi diverse e avremo tempi diversi per abituarci alla nuova vita. E i bambini che nascono adesso? Sono già evoluti? Parte integrante del nuovo scenario? Come sarà il dopo ce lo stiamo chiedendo tutti e, come spesso accade, abbiamo difficoltà ad immaginare la nuova forma perché non è stata ancora vissuta e siamo sguarniti di immagini nel nostro archivio mentale. Io mi lascerò guidare dal sentire, dall’insieme di emozioni che ho raccolto e dalla convinzione di volere intraprendere, con coraggio, la strada del cambiamento.

Nell’immagine: Ballo a Bougival di Pierre-Auguste Renoir

La nuova routine

Conosco un padre che dormiva a casa non più di due notti durante una settimana in cui prendeva almeno cinque voli; accanto a lui viveva una madre che rientrava troppo tardi per preparare la cena. Il bambino aveva mangiato insieme alla tata, che gli aveva fatto lavare i denti e gli aveva infilato il pigiama. Dieci minuti di coccole nel lettino e poi la luce veniva spenta. Conosco una giovane coppia che aveva deciso di prendere casa fuori città e si svegliava ogni mattina all’alba per recarsi al lavoro; la sera tornavano stremati da una giornata faticosa e spesso la cena era un pasto congelato. Poco tempo per parlare, per progettare, per amarsi. Conosco un figlio adolescente che si chiudeva in camera sua e che intimava ai genitori di lasciarlo in pace. Questo accadeva fino a un mese fa, o poco più. Oggi quel padre e quella madre stanno a casa tutti i giorni e tutte le notti. Al mattino c’è la scuola e al pomeriggio si fanno i compiti, si fa un giorno a testa: lunedì e mercoledì il maestro è papà, martedì e giovedì ci pensa mamma. Non è semplice condividere gli spazi, durante lo smart working bisogna fare attenzione ai rumori intorno e a chi passa sullo sfondo; al supermercato ci si va ogni dieci giorni e si fa a testa o croce.
La giovane coppia può dormire un po’ di più al mattino, si prende il tempo necessario per la colazione, il pranzo si prepara a turno mentre per la cena ci pensa lei, ha imparato a cucinare grazie ai tutorial online e ha scoperto che le piace. La sera c’è più tempo per parlare e per amarsi.
L’adolescente ha deciso che può essere utile, si copre il naso e la bocca con la bandana e fa le commissioni per le persone anziane del suo palazzo. Siede a tavola con la famiglia sia per il pranzo che per la cena e spesso si intrattiene a chiacchierare mentre la madre riordina la cucina. Ogni tanto serve il caffè a suo padre che preferisce berlo in soggiorno, mentre legge il giornale.
È tutto strano, è diverso. Se ce lo avessero raccontato ne saremmo rimasti sbigottiti, avremmo pensato alla fantascienza e invece siamo noi. Cambiamo le nostre abitudini, ci stringiamo nel nostro nucleo e ci sentiamo al sicuro. Forse ci manca il momento di evasione, ci sentiamo privati di una socialità completa, di un alimento che si raccoglie fuori e si porta dentro. Tornerà quel tempo, ne sono sicura, ma sarà un tempo nuovo che avrà un gusto diverso e lo assaporeremo con sentire differente.

Nell’immagine un’opera di Edgar Degas.