Consapevolezza

Dove si compra la serenità?

SerenitaMi piacerebbe che facesse parte dell’assortimento del supermercato. Mi immagino a percorrere le corsie, riempiendo il mio carrello con generi alimentari: il cavolo rosso, che abbraccia le sfumature del viola, il giallo dello dei peperoni, il verde di quei limoni che sembrano non ancora maturi, ma che riservano un sapore meno aspro e profumano di sole. Mi chiedo se sia possibile ordinarla online, consegna in meno di ventiquattro ore. Potrebbe stare in una scatola, piccoli dadi colorati della dimensione di un cioccolatino. Forse sarebbe meglio la forma liquida, una boccetta di vetro con il contagocce, come per un olio essenziale. Potrebbe avere l’aroma di fragola, di lampone o di rosa. E quanto costerebbe? Le sarebbe attribuito un prezzo al chilogrammo, o al litro. Sarebbe soggetta a una quotazione, come accade per l’oro.
Ipotesi, pensieri che corrono e si mescolano quando qualcuno mi chiede se sono serena. Nel mio caso potrebbe sembrare facile, poiché la contiene il mio nome, fattore che crea in genere un’aspettativa nell’interlocutore, come se presentandomi ci fosse una dichiarazione d’intenti.
Vorrei regalarla per Natale. Preparerei una serie di contenitori da asporto, come faccio quando preparo il ragù, e li donerei, insieme ai miei auguri.
Faccio un passo indietro e, nell’insieme dei pensieri, recupero una definizione perché credo che per trovare la serenità sia bene descriverla. Un grande personaggio, Mahatma Gandhi, sostiene che: “Serenità è quando ciò che dici, ciò che pensi, ciò che fai, sono in perfetta armonia.”
Potrei restare giorni interi a esaminare questa breve spiegazione, il primo risultato è un’immagine, quella di una linea fatta da innumerevoli punti che si compongono attraverso le nostre parole, i nostri pensieri e le nostre azioni e, messi insieme, costruiscono la nostra giornata. Se provo a dare forma alla mia immaginazione, posso dire di essere serena quando riesco a camminare su quella linea. Capita ogni tanto, vorrei che fosse più frequente e, soprattutto, vorrei che fosse più facile. Mi piacerebbe che l’apprendimento fosse simile all’andare in bicicletta e diventasse un gesto meccanico, ma non è così. Faccio tesoro degli attimi, dei brevi istanti in cui percepisco la serenità, li custodisco come un promemoria per ricordarmi che è possibile.

Nell’immagine un dipinto di Edward Cucuel

Metamorfosi

La mia casa è diventata un’isola. Non c’è il mare fuori dalla finestra ma potrei immaginarlo, posso credere di trovare il profondo blu al di là del portone, un oceano che mi ripara e mi protegge. Resto all’interno perché posso vivere in un luogo isolato, in un’area incontaminata. Sono lontana dal mondo ma, allo stesso tempo, vicina e lo lascio entrare grazie alle notizie che sento in televisione. Vedo gli amici e i colleghi attraverso le innumerevoli piattaforme; ho una socialità mediata, si definisce distanziamento, perché sembra che i corpi siano pericolosi. Mantenere le debite distanze non significa interrompere le comunicazioni, che spesso diventano più intense, ma trovare nuove forme per parlarsi. Si perde qualche cosa, è come vedere un film in bianco e nero: si colgono le sfumature di grigio ma lo splendore dei colori viene celato. Siamo tutti racchiusi nella nostra isola, che diventa un bozzolo. Ci prepariamo alla metamorfosi? In natura gli insetti restano chiusi nel loro involucro protettivo per giungere a una trasformazione nella forma e nella struttura, da uno stadio larvale si passa alla fase adulta; diventeremo farfalle? In senso più figurato, parlando dell’uomo, la metamorfosi può riguardare il carattere, la condotta, l’atteggiamento e prelude a un’evoluzione. L’uomo sta evolvendo? Forse è questo il passaggio? La Rinascita di cui si è parlato in occasione della settimana pasquale? Penso all’abitudine. Il tempo passa e ci abituiamo a stare nel nostro bozzolo; fatico a ricordare la vita di prima, le immagini sono lontane. Gli abbracci, le risate, bere dallo stesso bicchiere, sussurrare nell’orecchio, tenersi per mano. Usciremo dal bozzolo in fasi diverse e avremo tempi diversi per abituarci alla nuova vita. E i bambini che nascono adesso? Sono già evoluti? Parte integrante del nuovo scenario? Come sarà il dopo ce lo stiamo chiedendo tutti e, come spesso accade, abbiamo difficoltà ad immaginare la nuova forma perché non è stata ancora vissuta e siamo sguarniti di immagini nel nostro archivio mentale. Io mi lascerò guidare dal sentire, dall’insieme di emozioni che ho raccolto e dalla convinzione di volere intraprendere, con coraggio, la strada del cambiamento.

Nell’immagine: Ballo a Bougival di Pierre-Auguste Renoir