Duomo

Parlare la stessa lingua

Tram_passo_DuomoIeri, mentre aspettavo il tram, mi si è avvicinato un ragazzo. Avrà avuto poco meno di trent’anni e dalle sue parole ho capito che era straniero, parlava abbastanza bene l’italiano ma ho colto nel suo accento qualcosa dei Paesi dell’est. Mi ha chiesto se il tram arrivasse fino al Duomo, la domanda mi ha sorpresa perché mi trovavo in una zona fuori mano e abbastanza distante dal centro. Gli ho detto di no e lui mi ha guardata con stupore, quasi come se fosse certo della mia conferma. Con aria interrogativa mi ha mostrato il cartello che diceva “Tram a passo d’uomo” e mi ha chiesto il perché della mia risposta visto che per lui il cartello era chiaro: il tram passa a Duomo! Ho capito l’equivoco e gli ho spiegato il significato del cartello ma mentre ne parlavo mi rendevo conto che per lui era difficile da comprendere, a un certo punto ho cominciato a mimare facendogli capire che cosa s’intende con la parola “passo” e dicendo che “Duomo” è diverso da “d’uomo” seppure assonante. Alla fine il ragazzo ha capito e ha cercato un’alternativa per recarsi  verso il Duomo. L’episodio mi ha fatto pensare alla lingua, a quante sfumature ci siano e a come sia difficile intendersi anche tra presone che la condividono dalla nascita, figuriamoci con chi la impara successivamente. Poi ho pensato ai gesti, per spiegare ho avuto un moto spontaneo, ho mimato, ho preferito utilizzare un linguaggio che crediamo universale. Forse mi sbaglio, in alcune culture certi gesti hanno significati diversi da quello che posso attribuirgli io. Esiste qualcosa di universale? C’è un modo per comprendersi anche tra chi parla diverse lingue? Forse basta essere predisposti e aprirsi, forse ci sono frequenze comuni che ancora non conosciamo ma che ci uniscono. Il tema è complesso e resta aperto; tornando a casa però ho pensato che la frase del cartello si potrebbe cambiare, la vedo un po’ anacronistica, e se si scrivesse: “Tram lento”; “Tram adagio”… o qualcosa di simile?

Spazio Milano

Spazio_MilanoL’atmosfera è quella di una vecchia trattoria che ha qualcosa in comune con un bistrot parigino. Il trattamento è quello di un ristorante di gran classe; la cortesia e la premura del personale sono un piacere che si assapora insieme alle pietanze che regalano un’esperienza da ricordare. Spazio Milano è il ristorante in cui i giovani cuochi della scuola di formazione di Niko Romito propongono la loro ricerca fatta da prodotti della tradizione rivisitati in chiave gourmet. Non è scontato arrivarci e, per certi versi, può sembrare di avere sbagliato destinazione poiché si passa attraverso lo spazio dello storico caffè Motta (oggi Autogrill) che si trova all’angolo tra Corso Vittorio Emanuele e la galleria. Quando si arriva a destinazione però si viene appagati da una vista che toglie il fiato e che porta a ricordare di quale bellezza può essere capace questa città. Tra i piatti che ho assaggiato cito il polpo con la crema di zucca, un gusto delicato ed elegante per il palato.

La foto è presa dal sito del locale.
Nota bene: è consigliata la prenotazione ed è bene specificare che si desidera un tavolo con vista.