Fotografia

Il bianco e nero

Nonni_B&WSono andata in giro, ho fatto delle fotografie ai luoghi e alle persone e con lo smartphone ho dato ad alcune l’effetto bianco e nero. È stato divertente esaminare le differenze delle diverse cromie. Un tempo non era possibile, si doveva decidere se caricare nella macchina un rullino in bianco e nero o a colori, era necessario sapere prima il risultato desiderato e agire di conseguenza; un tempo ancora più lontano non c’era neppure la possibilità di scegliere il colore, tutto era sempre in bianco e nero. Me lo spiegava un’amica esperta di fotografia, mi diceva che cambiano le tecniche di sviluppo e che il colore è arrivato dopo perché  è più complicato da gestire.  Le ho chiesto se ci fosse qualcosa che influenza la sua scelta e se quando decide di fotografare ha già in mente se la foto sarà a colori o no. Mi ha detto di sì, mi ha spiegato che il bianco e nero restituisce un effetto armonico e, quando decide di ritrarre persone, visi, scatti rubati al quotidiano, preferisce che non ci siano i colori perché le sfumature di grigio mettono in evidenza gli sguardi, le emozioni e non permettono distrazioni a chi ammira il risultato.

Ho fatto un po’ d’ordine e ho trovato delle vecchie foto in bianco e nero e capisco che cosa volesse dire la mia amica. Ho guardato con attenzione e alcune le ho trovate bellissime; per quanto imperfette, a volte sfuocate o ricche di particolari inutili, che oggi si potrebbero eliminare con un semplice foto ritocco, certe immagini raccontano un momento e permettono di cogliere distintamente lo stato d’animo dei protagonisti. Frutto dell’armonia del bianco e nero? In parte sì, le foto senza colore risultano più equilibrate, sono temperate, è come se fossero una ricetta in cui gli ingredienti vengono dosati nel modo giusto. Certo anche il colore serve, nei paesaggi contribuisce a trasferire la bellezza dei luoghi grazie al suo senso di realtà; può essere incisivo anche sulle persone, quando esalta il colore degli occhi o dell’incarnato. Il bianco e nero però è avvolgente, a volte sussurrato, in certi casi melanconico. Forse è per questo che mi piace, per la sua capacità di portarmi vicina a certi ricordi.

Nella foto i miei nonni ritratti all’inizio degli anni quaranta.

Henri Cartier-Bresson e gli altri

SebastiaoSono stata a vedere questa interessante mostra fotografica che consiglio per la ricchezza di contenuti e per l’opportunità di approfondire tante sfaccettature del nostro Paese. Il viaggio fotografico propone diverse città: Milano, Venezia, Torino, Reggio Emilia, Roma e tanti altri luoghi, in un arco temporale di circa ottant’anni. Si spazia da artisti del passato, che hanno registrato la nostra Italia degli anni quaranta, a giovani talenti che hanno saputo catturare, avendo il coraggio di sperimentare, scorci forse già noti ma visti con una prospettiva nuova. Tra tutti ho preferito Sebastião Salgado, non sono un’esperta in materia ma ho apprezzato il senso di movimento. È questa la cosa che più mi ha colpita, la capacità di fotografare il movimento. Forse è una mia personale percezione, non saprei, nelle sue immagini io vedo movimento, vedo tutto che si muove, come se fosse perennemente sospeso fra delle onde, al di là del soggetto inquadrato.

Nell’immagine Riposo di un pescatore – Trapani 1991, di Sebastião Salgado.