Giardino

Cortili

IMG_3462Trovo che uno degli aspetti più misteriosi di Milano siano i cortili dei palazzi. Solitamente vengono nascosti gelosamente dietro a portoni di legno che segnano il passo dei pedoni sui marciapiedi. Ci sono però dei momenti, in genere la mattina presto, in cui i portinai decidono di condividere anche con gli altri il piacere di quei luoghi interni. È come se si fossero messi d’accordo, c’è un orario fra le otto e mezzogiorno in cui ogni custode decide di lasciare aperto il grande portone e se capita di passare lì davanti si può godere di una meravigliosa vista. Una mattina di agosto, quando la città è ormai vuota e non c’è quasi più nessuno che entra ed esce dalle abitazioni, ho passeggiato per vedere che cosa ci fosse al di là, quale fosse il gioiello a cui ogni custode fa la guardia. Insieme all’architettura, nella maggior parte dei casi ricca di elementi tipici dei primi del novecento, mi hanno incantata gli eleganti cancelli in ferro battuto e il verde rigoglioso che avvolge gli androni e arricchisce il panorama di coloro che abitano e guardano dalle finestre interne.

I cancelli sono ricchi d’intarsi, non ce n’è uno uguale all’altro, sono il frutto di un lavoro artigianale fatto con dovizia e passione. Non sono un segno di sbarramento ma hanno più l’intento di essere un ornamento, di volere proteggere con grazia la vita privata di chi vi abita.

Il verde è ricco e denota la cura di chi se ne occupa. È una sorta di regalo per chi torna da una giornata nel traffico e merita di rallentare, di ritrovare un contatto con la natura seppure per poco, in modo quasi distratto. Il verde è lì, pronto per essere apprezzato da chi lo desidera e ne ha bisogno.

Villa Invernizzi

Villa_InvernizziPasso spesso per via Cappuccini. La percorro in bicicletta più volte alla settimana, mi piace passare per piazza Duse, girare a sinistra e poi subito a destra e ancora a destra per arrivare in corso Venezia. In quel percorso guardo in alto e ammiro i palazzi di una Milano ottocentesca. Il passaggio davanti al giardino di villa Invernizzi è un’abitudine e confesso che con un gesto meccanico, senza rallentare, guardo attraverso il cancello per controllare se sia vera la storia che raccontano sui fenicotteri rosa. Fino ad oggi non li avevo mai visti e nel tempo ho pensato spesso che fosse un’invenzione. Ho immaginato a una leggenda costruita per i bambini ma nel pomeriggio ho dovuto ricredermi. Passavo in bicicletta, ho fatto il solito gesto meccanico e i miei occhi hanno colto qualcosa di diverso. L’elaborazione è stata ritardata tanto che, già in via Serbelloni, ho inchiodato e sono tornata indietro. Allora li ho visti, nel loro splendore valorizzato dalla calma e dalla tranquillità in cui si muovono, in un giardino ben curato che fa venire voglia di entrare per perdersi. Avrei voluto essere così sottile da passare tra le maglie del cancello di ferro per andare a sedermi sotto a uno degli alberi secolari, avrei atteso, sicura che in quel luogo il tempo perde di significato.