Zucca

Il cappello da prete: la zucca mantovana

Pesto_zuccaIl contesto. I tortelli di zucca sono stati la mia madeleine. Come diceva Marcel Proust esiste una memoria involontaria, o spontanea, che, sollecitata da una casuale sensazione, ci rituffa nel passato permettendoci di sentire con contemporaneità quel passato. Nei suoi scritti Proust sostiene che catturando il valore assoluto di un ricordo abbandonato, quindi non sollecitato volontariamente, possiamo vincere sul tempo, diventando capaci di recuperare quel tempo, azzerandolo, e andando così oltre la materia e la mortalità. La madeleine fu per lui lo strumento per ritrovare quel ricordo abbandonato cogliendo così l’occasione per elaborarlo, sentirlo, conoscerlo e, contemporaneamente, per conoscere una parte di sé, della propria essenza, fuori dal tempo.

Ho ritrovato un ricordo abbandonato l’anno scorso, proprio in questo periodo, grazie ai tortelli di zucca che preparai con la ricetta della mia cara nonna. Ci ho riprovato anche ieri e confesso che, con l’esperienza, la ricetta è diventata ancora più buona. Non sono riuscita a trovare altri ricordi abbandonati, quelli che mi tornano alla mente sono tutti volontari e lasciano spazio a un po’ di nostalgia e a tanta tenerezza. Mi piace però l’idea di potere evocare quei ricordi preparando un paio di ricette dedicate alla zucca (rigorosamente mantovana): il risotto alla zucca e i tortelli di zucca.

Il sapore dei tortelli di zucca

ZuccaFra poco sarà di nuovo tempo di zucca, ci pensavo proprio ieri. È arrivato il momento di provare a fare i tortelli come li faceva mia nonna; il trucco è solo uno: la zucca deve essere buona e non acquosa o fibrosa, una volta cotta si deve sciogliere come una purea. Non esiste la ricetta, si tratta di una tradizione tramandata oralmente e sperimentata sul campo, grazie a un costante affiancamento. L’anno scorso ci sono riuscita, ho preparato i tortelli e quando li ho assaggiati ho sentito il sapore di mia nonna. Era uguale, mi sono commossa. Non so come ho fatto, probabilmente è stata la concentrazione o il desiderio di provare ancora quell’emozione, ma quando li ho assaggiati e ho chiuso gli occhi mi sono sentita trasportare indietro. Avevo le lunghe trecce, ero alta poco più di un metro e salivo sul poggiapiedi per arrivare meglio alla tavola e simulare di aiutare mia nonna mentre tirava la sfoglia con il mattarello. Ho sorriso rivedendo quella bambina e ho capito che la cucina è come un ponte che ci conduce verso sapori che contengono ricordi da richiamare alla memoria quando sentiamo un po’ di nostalgia.