Autore: Ratatuia Metropolitana

Scarpette rosse

Scarpette_rosseAmo il rosso. È un colore che mi rassicura, mi avvolge, mi fa sentire a mio agio. Dev’essere un tema di vibrazioni, ho letto da qualche parte che i colori hanno una frequenza sulla quale ci si può sentire più o meno bene. Scelgo spesso il rosso nel mio abbigliamento ma la cosa che più adoro sono le scarpe rosse. Ne ho avute tante e continuo a cercarle, ogni volta che un paio si consuma vado immediatamente alla ricerca di un sostituto. La scarpa rossa mi porta alla mente una storia fantastica, quella di Dorothy e del Mago di Oz e forse per questo ho sempre attribuito il senso di un porta fortuna a questo oggetto. Indosso le mie scarpette e mi sento pronta ad affrontare la giornata, a dialogare con le persone, a fare le scelte giuste.  La storia di Dorothy ha però qualcosa in più, un significato che ho colto dopo tanto tempo: le scarpette rosse sono sempre con me, anche quando non le indosso. Così come per il leone, che ha mostrato sul campo il suo coraggio e non gli serviva certo una medaglia per convincersi di averlo, o per l’uomo di latta, che ha dato prova del suo buon cuore e non aveva bisogno di certificazioni per diventare sensibile, anche noi dobbiamo ricordare che la nostra forza c’è e non ci abbandona mai. Abbiamo tante capacità, basta solo conoscersi in profondità e avere fiducia in noi stessi.

Osteria di Porta Cicca

Porta_CiccaPrendete una sera nel bel mezzo di un lungo ponte in cui si è convinti che tutti i milanesi siano partiti per il mare; la città è deserta e sembra che non ci siano problemi di parcheggio. Decidete che sia la sera giusta per andare verso i Navigli e potersi godere una passeggiata in tranquillità. Quando arrivate lì vi rendete conto che tanti altri come voi hanno avuto la stessa idea e il risultato è: code interminabili per trovare un posto in cui lasciare l’auto, una ressa di persone che vi impedisce di camminare, locali affollati in cui è impossibile trovare un tavolo se non si è prenotato con largo anticipo.

Ci si sente stupidi e si crede di avere avuto un’idea orribile. Ci si guarda intorno, si cammina quasi trasportati dall’inerzia e si arriva davanti a un locale che sembra anonimo. Si decide di fare l’ultimo tentativo. Si entra e si viene accolti dal sorriso del personale che vi fa accomodare sull’ultimo tavolino rimasto, proprio quello lì che stavano sistemando e che sembrava che aspettasse solo voi. Vi guardate intorno e tutto sembra ovattato, le tovaglie bianche, i fiori bianchi, il legno chiaro per terra, il profumo delle candele, il silenzio. La sala è piena ma sembra che le persone abbiano imparato a parlare a bassa voce, in intimità. Vi accomodate e aprite il menù. I piatti sono raccontati con cura e mentre leggete riuscite a vedere le immagini dello chef in cucina che sperimenta per donare ai propri ospiti qualcosa di diverso, sapori di un tempo abilmente mescolati a quelli più consueti. Ottimo vino e ottimo servizio. Questa è stata la sensazione provata all’osteria di Porta Cicca, un locale nel bel mezzo del caos tipico dei Navigli ma che ha trovato il modo per  creare un ambiente sereno e accogliente per i propri commensali.