Autore: Ratatuia Metropolitana

Chopin a mezzogiorno

Cecilia_FerreriUna domenica mattina di sole, una passeggiata in bicicletta con fermata al bar dell’angolo per gustare un buon caffè. Mezzogiorno meno dieci minuti, è ora di recarsi al luogo dell’appuntamento. L’invito proponeva una via vicino a Piazzale Lavater, nel cuore del liberty milanese, il cortile del palazzo è pieno di verde e dai balconi cadono fiori colorati, salgo al secondo piano e vengo accolta dal padrone di casa che mi fa accomodare in salotto. Insieme a me ci sono altre quindici persone, guardiamo con curiosità il grande piano nero, lucido e pronto per allietarci. Qualche minuto e arriva la pianista: Cecilia Ferreri. Nei tre quarti d’ora successivi siamo stati avvolti dalle note di Chopin, la stanza conteneva a fatica quella musica sublime e dopo poco qualcuno ha sentito il bisogno di aprire le finestre, facendo godere così quel dolce suono anche a chi passava per la strada. Confesso che alla fine del concerto mi sono sentita piena, come se mi fossi nutrita a sufficienza ma di un cibo diverso dal solito.

L’evento a cui ho assistito rientra nell’ambito di Piano City Milano, nella foto Cecilia Ferreri.

Ripetizione casuale

Ripetizione_casualeCi sono delle giornate in cui si ha voglia di passare tra diverse emozioni. Come quando si apre l’armadio e si perlustra il proprio guardaroba per decidere che cosa mettersi. Si guardano i colori, si pensa a come ci sta addosso quel vestito e si decide che per quella determinata occasione va bene l’azzurro, si cambia idea, perché anche il rosso ha il suo perché, infine si vira sul blu, deciso e formale. In quei momenti porto con me un po’ di quella voglia di esplorare. Salgo in bicicletta, metto le cuffie, seleziono ripetizione casuale sull’Ipod e comincio a pedalare. Adoro l’istante di attesa tra un pezzo e l’altro, quel breve momento in cui mi chiedo che musica arriverà ad accompagnarmi. Ogni canzone sprigiona un differente stato e nel giro di pochi minuti passo attraverso una vasta gamma di sensazioni, come se ci fosse un grande data base in cui pescare. Non saprei dire se sia l’insieme delle note o il timbro della voce del cantante a darmi quel momento; o se invece dipenda dal ricordo, dal fatto che ogni brano mi porta indietro, in quella situazione precisa che ha registrato la gioia o il dolore, la felicità o l’angoscia, il bello o il brutto. Il patto che faccio con me stessa è che devo accettare tutto, non vale cambiare pezzo, non posso schiacciare il tasto avanti per passare alla canzone successiva. Se l’emozione non mi piace attendo e approfitto di quei minuti per capire il perché, forse quel brano non è arrivato per caso.