Cambiare il programma della giornata, spostare una riunione e rivedere l’agenda, non sembra difficile. A volte è una scocciatura, si preferirebbe qualcosa di più lineare ma resta un’attività gestibile. Cambiare i programmi della propria serata può creare un piccolo scompenso che però si può superare; un po’ di broncio, una piccola imprecazione e dopo poco non ci si pensa più. Cambiare le proprie amicizie, cambiare casa, lavoro, scuola, marito, compagno…Queste sono invece attività molto impegnative che possono lasciare il segno.
La mia amica S. mi ha raccontato una tecnica interessante che, nel suo caso, ha funzionato. Dice che il segreto è parlare e agire come se quel tipo di cambiamento fosse già in atto. Lei voleva fare l’imprenditrice ma le mancava il coraggio, aveva paura delle responsabilità e per un lungo periodo ha preferito la vita da dipendente in azienda. Un giorno, dopo avere imparato la tecnica, ha cominciato a dire a tutti che lei era un imprenditrice. Ogni occasione era buona per esercitarsi, al supermercato, in coda alle poste, sul treno, appena aveva l’occasione di parlare con qualcuno metteva in evidenza la sua nuova professione e spiava la reazione degli altri. Dopo poco tempo il racconto è diventato realtà e S. è diventata un’imprenditrice. Oggi è felice, ha molto lavoro, le responsabilità sono tante e la burocrazia può essere snervante ma quando guardo S. vedo la gioia dipinta sul suo volto. Sono orgogliosa di S. perché ha avuto il coraggio di cambiare, ha sentito il desiderio di farlo e si è dedicata al suo progetto. La tecnica di cui mi ha parlato probabilmente è servita per darle il tempo necessario per coltivare il suo coraggio, per farle fare i necessari respiri prima di buttarsi nella sua nuova avventura. In ogni caso S. l’ha fatto e mi piace portarla come esempio perché cambiare fa bene.
Pensare
L.O.V.E.
Mi sono chiesta perché Maurizio Cattelan abbia intitolato L.O.V.E. l’opera costruita al centro di Piazza degli Affari. Con questo acronimo identifica: Liberta, Odio, Vendetta, Eternità. Ci ho pensato un po’ e mi sono resa conto che il significato di queste quattro parole ha molto a che fare con l’amore.
Libertà ed Eternità mi fanno pensare al bene, esiste una grande bellezza in questi due termini e in fondo la libertà contiene l’eternità perché ci regala l’immortalità e, viceversa, possiamo dire che c’è tanta libertà nell’essere eterno. L’odio e la vendetta sono il male, tra loro si parlano e si alimentano. Nella parola amore troviamo quindi due opposti, due calamite che si attraggono, due poli la cui esistenza è possibile solo in ragione dell’esistenza dell’altro. È questo l’amore? Non sono riuscita a rispondere ma ho trovato autorevoli pensatori che si sono interrogati prima di me.
Nelle vicinanze di un giorno che ci porta a soffermarci sull’amore, condivido il pensiero di grandi scrittori che si sono già interrogati su questo tema spendendo parole meravigliose.
Alda Merini diceva semplicemente questo: “Due cose portano alla follia l’amore e la sua mancanza”.
Gabriel García Márquez, ne L’amore ai tempi del colera, cerca qualcosa di eterno: “…Doveva insegnarle a pensare all’amore come a uno stato di grazia che non era un mezzo per nulla, bensì un’origine e un fine in sé.”
Marcel Proust, ne All’ombra delle fanciulle in fiore, parla di libertà: “…E forse anche non c’è atto più libero, perché è ancora sprovvisto di abitudine, di quella specie di mania mentale che, in amore, favorisce il rinascere esclusivo dell’immagine di una data persona.”