Pensare

Cattura qualche spunto per una riflessione

Scusi lei è Veronique?

VeroniqueL’altra sera sono arrivata in Stazione Centrale, era tardi e avevo sulle spalle una pesante giornata di lavoro. La luce mi dava fastidio e ho indossato gli occhiali da sole. Camminavo facendomi spazio fra la folla con l’obiettivo di andare dritta all’uscita; pensavo al tepore di casa, al desiderio di lavare via la giornata e alla voglia di stendermi per rilassarmi e pensare ad altro.

Ho utilizzato le scale, quelle che portano all’atrio centrale della stazione, e quando sono arrivata in fondo tre ragazzi con accento francese mi hanno avvicinata e mi hanno chiesto se fossi Veronique.

Ho detto di no e sono andata avanti, è stata una risposta d’impulso, me ne sono pentita. Ho perso un’occasione, non dico che avrei voluto mentire ma mi sarebbe piaciuto scoprire di più di loro e di Veronique. Chi è questa donna? Quanti anni ha? Da dove viene? Come si veste? E ancora: che cosa ha spinto quelle persone a pensare che fossi io la Veronique che aspettavano? E se avessero avuto delle cattive intenzioni? Tante domande che mi sono rimaste in testa durante il viaggio verso casa. L’indomani, al risveglio, ho pensato di nuovo a Veronique, mi sono detta che la mia forte tendenza a romanzare le storie mi porta a esagerare. Eppure ho la sensazione di avere perso un’occasione, continuo a pensarci, forse avrei dovuto riflettere e non dare una risposta d’impulso. Ha vinto il senso di auto protezione, lo schermo che ci si mette verso il mondo per difendersi dagli sconosciuti. Ci penso ancora, mi dico che se dovesse capitare di nuovo potrei agire diversamente. Chissà che volto ha Veronique, di certo mi sarebbe piaciuto conoscerla.

Le piace Chopin?

Piace_ChopinA me piace molto, mi rendo conto che non sia una cosa per tutti, la musica classica non è tanto diffusa e trovare qualcuno che resti incantato dall’ascolto di Chopin è raro, almeno fra le persone che hanno meno di sessant’anni. Parlo di persone comuni, che si incontrano ogni giorno: un collega di lavoro, un cameriere del bar in cui si prende il caffè al mattino, il genitore di un compagno di scuola del proprio figlio. Probabilmente se andassi a pranzo in qualche locale della zona del Conservatorio troverei molte persone affascinate da Chopin e forse qualche studente lo ascolta nelle cuffie, come capita a me mentre giro per Milano in bicicletta. Che cosa porta una persona a scegliere Chopin anziché l’ultima hit commerciale? Non voglio dire che le due opzioni siano esclusive, possono piacere entrambe e in ognuna ci si può trovare qualcosa che faccia stare bene. Tuttavia penso che alcune persone non si pongano neanche il tema della scelta, per loro Chopin è uno sconosciuto e probabilmente non hanno voglia di entrarci in contatto. Legittima posizione, non la discuto. Eppure è così bello essere accolti dalla sua musica, ascoltare la circolarità della sua sinfonia, la pienezza che regala. Questo è quello che sento quando lo ascolto e, al di là dei gusti musicali, mi trovo bene con le persone che sanno apprezzare Chopin, quelle che lo riconoscono e sono capaci di emozionarsi sulle sue note. C’è stato un tempo in cui pensavo che fosse giusto fare questa domanda all’inizio di una conversazione, come se fosse un’aggiunta ai primi convenevoli. “Piacere, mi chiamo S., le piace Chopin?” Così diventa facile, in caso affermativo si dialoga con gente che ha la stessa frequenza e se la risposta è negativa si alzano i tacchi con una scusa. Poi ho capito che la varietà umana è bella e va conosciuta; ci sono tante storie da ascoltare e tanti racconti fatti da chi non ama Chopin. Esiste un mondo di esperienze da cogliere e da comprendere, soprattutto da parte di chi è diverso da noi. È più difficile, serve tempo, ma ne vale la pena.