Fra poco sarà di nuovo tempo di zucca, ci pensavo proprio ieri. È arrivato il momento di provare a fare i tortelli come li faceva mia nonna; il trucco è solo uno: la zucca deve essere buona e non acquosa o fibrosa, una volta cotta si deve sciogliere come una purea. Non esiste la ricetta, si tratta di una tradizione tramandata oralmente e sperimentata sul campo, grazie a un costante affiancamento. L’anno scorso ci sono riuscita, ho preparato i tortelli e quando li ho assaggiati ho sentito il sapore di mia nonna. Era uguale, mi sono commossa. Non so come ho fatto, probabilmente è stata la concentrazione o il desiderio di provare ancora quell’emozione, ma quando li ho assaggiati e ho chiuso gli occhi mi sono sentita trasportare indietro. Avevo le lunghe trecce, ero alta poco più di un metro e salivo sul poggiapiedi per arrivare meglio alla tavola e simulare di aiutare mia nonna mentre tirava la sfoglia con il mattarello. Ho sorriso rivedendo quella bambina e ho capito che la cucina è come un ponte che ci conduce verso sapori che contengono ricordi da richiamare alla memoria quando sentiamo un po’ di nostalgia.
Pensierino
Arrivano le vacanze
La condizione meteorologica delle ultime settimane è distante da ciò che abitualmente ci riserva questo periodo dell’anno preparatorio alla pausa estiva. Sembra più fine settembre, quasi inizio ottobre, che agosto e, se non fosse per il calendario, sarebbe difficile ammettere che è tempo di vacanza. Non è il caldo afoso o la canicola incessante che ci spinge a chiudere e a preparare le valigie per prenderci una pausa dall’attività routinaria. Cos’è allora? Molti la chiamano stanchezza, si dicono sfiniti dal lavoro. Io credo invece che sia un desiderio di fare altro, una necessità di dedicarsi a qualcosa di diverso che sta fuori dall’ordinaria vita fatta di corse sfrenate, rispetto di orari e appuntamenti. Si potrebbe definire: desiderio di evasione, voglia di rompere qualche schema per riprendersi il proprio tempo. Se la vediamo in questo modo ogni meta è la ben venuta, ogni luogo è un ottimo candidato perché tutto dipenderà da noi e da come affronteremo questo momento di stop. Il lavoro quotidiano, quello operativo della professione di ognuno, si fermerà ma avrà inizio un altro genere di lavoro, quello dentro di noi che ha lo scopo di cercarsi e capirsi per definire dove andare una volta tornati dal viaggio. Ultimamente mi è capitato di leggere di una nuova tendenza definita staycation che significa prendersi una vacanza restando nel luogo in cui si risiede abitualmente. Molti lo interpretano come un modo per risparmiare denaro altri invece la considerano una situazione in cui prendersi del tempo per meditare su se stessi e per provare a conoscersi meglio. In questo senso la staycation si potrebbe fare quotidianamente, anche solo per un’ora al giorno.
Certo che un bel luogo, un posto nuovo da scoprire, un clima mite, confortato dalla brezza marina, sono validi alleati per i pensieri e le meditazioni; l’importante è non perdere di vista se stessi e un po’ di cibo per la propria interiorità. A tutti i vacanzieri auguro un buon lavoro, quello che porta molto piacere quando lo si fa con serietà.