Sono passata tante volte in questa piazza, conosco bene ogni suo pezzetto e ho assistito ai lavori di ristrutturazione che, negli anni, l’hanno trasformata in un luogo in cui sostare e bersi un caffè o prendere un gelato in tranquillità. La pavimentazione, il passaggio pedonale e quello ciclabile hanno rinnovato lo spazio portandolo a una vivibilità simile a quella che si respira nei piccoli paesi, dove le persone hanno un luogo per incontrarsi e vivere la loro socialità. In questo progressivo make up è rimasto un elemento costante: la statua al centro che pare vegliare sui passanti e anche sul resto della città. Non avevo mai cercato di scoprire chi fosse quella figura ritratta a braccia aperte, sapevo che era lì e che ci sarebbe rimasta indipendentemente da tutto e dal trasformarsi delle cose. L’altro giorno per caso ho guardato, per la prima volta ho messo attenzione e ho scoperto che si tratta di San Francesco. Allora quel suo gesto a braccia aperte mi è sembrato più chiaro.
Luoghi
Via dell’Arcivescovado
Quando da Corso Vittorio Emanuele si svolta dietro al Duomo e si arriva in questa via si ha la sensazione di un luogo senza tempo. Forse perché la via è pedonale e spesso anche i passanti lasciano la strada vuota, preferiscono fare il giro largo per vedere la facciata del Duomo e ritrovarsi di fronte a Palazzo Reale. Qui io trovo una nicchia, pochi metri di strada pieni di pensieri a cui aggiungo anche i miei che quando sono lì viaggiano liberi, vengono fuori e si sfogano. A volte mi fermo, guardo i muri antichi dell’Arcivescovado e i grandi mattoni del Duomo, sento la gente che è passata di lì. Guardo le pietre del selciato e penso alle carrozze che le hanno percorse. Sento il silenzio, un momento ovattato in cui posso chiudere gli occhi ed essere sicura che tutto andrà bene.