Pizza

La pizza top secret

Sono andata in pizzeria con la mia amica R. e di fronte al menù mi ha stupita perché ha scelto la pizza top secret, quella di cui non vengono rivelati gli ingredienti. Lei che è una da pizza margherita, al più va su una classica prosciutto e funghi, si è lasciata convincere dalla proposta del locale. A onor del vero, prima di fare la sua scelta definitiva, ha voluto una breve intervista con il pizzaiolo per estorcergli qualche informazione. Niente da fare, lui è stato fedele al segreto e le ha fatto una semplice domanda, ha chiesto a lei di elencare qualcosa che non le piacesse, così si sarebbe regolato. Di fronte a tale richiesta R. non ha avuto molto da dire, sembrava che le piacesse tutto, ci ha pensato e poi ha fatto riferimento all’aglio, quello no, ha detto con fermezza. Abbiamo iniziato a chiacchierare e nell’attesa R. si è distratta. Poi la pizza è arrivata e R. mi ha preso la mano mentre ispezionava il suo piatto cercando di individuare ogni singolo ingrediente. Esame passato, ha iniziato a mangiare contenta della sua scelta. Anche io ero contenta della mia scelta, avevo optato per qualcosa di noto e confortevole ed ero sicura che sarei stata a mio agio.
È facile scegliere ciò che conosciamo ma cosa ci perdiamo non scegliendo ciò che non conosciamo? Tornando a casa ci ho pensato e mi sono detta che dovrei provare qualche pizza strana, qualcosa che non ho mai mangiato.

Buon viaggio (nel nuovo anno)!

buonannoL’altro giorno ho preso un caffè con un paio di amiche. Ci siamo sedute in un bar di Porta Venezia e abbiamo iniziato a chiacchierare, loro erano appena tornate da un viaggio e io ero desiderosa di sapere com’era andata.

“È stato un viaggio bellissimo. Luoghi fantastici, siamo stati bene e abbiamo riso un sacco.”
Giulia mi stava raccontando di San Paolo e di Rio de Janeiro. C’era andata con Elizéte, la nostra amica che viveva da anni a Lugano, frequentava Milano per lavoro ma era di Santos, una città sul mare a circa un’ora di auto da San Paolo. Avevamo conosciuto Ely, così la chiamavamo, una sera in un locale; ero con Giulia e quella ragazza sorridente con gli occhi blu si era avvicinata per chiederci cosa fosse la piadina. Mi sentii chiamata in causa, l’occasione mi permise di dichiarare la mia origine emiliana e le feci una brillante dissertazione sull’originale: la piadina romagnola con lo squacquerone, la rucola e il prosciutto crudo rigorosamente messo a freddo, cioè dopo avere tolto la piadina dalla piastra perché altrimenti diventerebbe troppo salato e lascerebbe uno sgradevole odore di cane bagnato. Quella sera Ely decise di prendere una semplice pizza margherita, era sola, aveva un impegno di lavoro e sarebbe rimasta a Milano per un paio di giorni, la invitammo a sedersi con noi. Continua a leggere.