Autore: Ratatuia Metropolitana

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore

CarverDi cosa parliamo quando parliamo d’amore di Raymond Carver, Edizioni Minimum Fax 2001. Versione originale pubblicata a New York nel 1981. 

Carver è uno scrittore di racconti. Nella forma breve della narrazione riesce a fare un’istantanea di una situazione, di un momento, di un episodio o anche solo di uno scambio di parole fra persone. Riprende con la sua penna la borghesia americana ma ha la capacità di arrivare a tutti perché ciò che ritrae è famigliare a tutti i lettori, al di là della loro nazionalità o estrazione sociale. Segnalo questa raccolta ma ne potrei segnalare tante altre. Tutto di Carver merita di essere letto perché ci aiuta a riflettere su ciò che diciamo e su come ci comportiamo quando interagiamo con le altre persone. Siamo veri? Riusciamo a dare un’immagine autentica di noi stessi?

Navigando in rete ho trovato un contributo bellissimo che condivido con piacere. Si tratta della lettura, con la voce originale di Carver, del pezzo che dà il titolo alla raccolta “What we talk about when we talk about love.” In questa versione un utente volenteroso che ringrazio ha inserito i sottotitoli in italiano.

Il sabato del villaggio va veloce

SabatoRicordo bene il momento in cui divenni consapevole del concetto. Ero al liceo e l’insegnante spiegava il senso di attesa che voleva trasmettere Leopardi descrivendo la vigilia del giorno di festa. È come quando si programma un viaggio, si prepara l’itinerario, si pregusta il momento dell’arrivo, le visite che si faranno, le cose nuove che si potranno sperimentare e alla fine si deve ritornare e si ha la sensazione che sia stato più bello preparare il viaggio che viverlo. C’è quel senso di nostalgia legato alla fine dell’avventura e si pensa che ci sarebbero voluti un paio di giorni in più. A me capita di sabato. La giornata mi sfugge e non faccio in tempo a vivermi il venerdì sera che sono già alla domenica. È come se qualcuno avesse deciso di ridurre le ore del sabato. Eppure non dormo fino a tardi, in genere mi accontento di un riposo che supera di un paio d’ore la sveglia dei giorni lavorativi; svolgo le normali attività di routine come fare la spesa o altre piccole commissioni e in un attimo si arriva all’ora di cena. La mia amica M., con cui mi sono confrontata sul tema, mi rassicura dicendo che è così, non ci si può fare niente: “il sabato è la cena del sabato sera”. Lo sostiene con forza, dice che lei ci ha rinunciato a pensare che ci sia del tempo da utilizzare in quella giornata. Io invece arrivo al sabato sera con il desiderio che l’indomani, al posto della domenica, ci sia di nuovo un sabato. La domenica è un giorno di passaggio e mi lascia poca soddisfazione, serve solo per staccare il sabato dal lunedì. È come l’ultimo giorno di vacanza, lo trovo inutile perché non fa altro che ricordarci che la festa è finita. È il sabato il vero giorno di festa, quello più importante. È al sabato della nostra vita che possiamo decidere e pianificare; ci poniamo obiettivi sfidanti e troviamo l’energia per raggiungerli. La velocità di questo giorno è disarmante, sfugge come la nostra giovinezza e quando arriva la domenica è tardi per fare ciò che non si è fatto. Quindi non si deve perdere l’opportunità, è questo il segreto per vivere con consapevolezza questa meravigliosa giornata. Io ci provo, e ogni fine settimana lavoro per dilatare il mio sabato del villaggio.

Nell’immagine: La lettrice di Pierre Auguste Renoir (particolare).