Sono tornata a Tourrettes dopo un po’ di tempo. Mi piace questo luogo, lo trovo delizioso e ogni volta mi riserva una sorpresa. Il borgo è piccolo e all’ora di pranzo nelle viuzze c’è poca gente; i negozi restano chiusi e mentre si cammina si ha la sensazione che siano tutti in casa a preparare da mangiare. I pochi turisti che decidono di fare una tappa qui potrebbero restare a pancia vuota se non fosse per il simpatico e gentile Patrice che gestisce la sua Creperie chiamata “Piccolo Mondo”. Gli ha dato un nome italiano perché, mi ha confessato, ama l’Italia, il suo cibo, i profumi, i paesaggi e la gente che ci abita. L’ha voluto identificare come “piccolo” perché i tavoli sono pochi e il luogo ospita al massimo una decina di persone. Patrice riceve gli avventori, chiede che cosa desiderano e cucina per loro al momento. Prepara le galettes o le crepes dolci con zucchero e miele, ci mette impegno e passione e dispensa tanti sorrisi. Mentre tornavo verso l’auto, pronta per la tappa successiva del mio viaggio, ho pensato che bisogna lasciare degli spazi che potranno riempirsi in base alle circostanze. Non sempre è bene pianificare, certo può essere rischioso lasciare tutto al caso quando si viaggia, serve un giusto equilibrio. Bisogna comprendere ciò che è importante da decidere prima di partire e cosa invece può essere affidato al caso. In genere quest’ultimo ci fa dei grandi regali, tocca a noi saperli scoprire. Ho chiuso la portiera e mentre il motore si accendeva mi sono detta che devo ricordare di lasciare sempre un po’ di spazio.
Autore: Ratatuia Metropolitana
Le persone tristi
Ci sono persone che non ridono mai, che ti accolgono con la faccia scura e che quando parlano stanno sulla difensiva. Hanno una sorta di rabbia dentro, qualcosa di brutto che li schiaccia. È come se non potessero mai trovare un motivo per sorridere, vivono la loro giornata con i pugni chiusi, lo sguardo accigliato e le labbra strette. A volte è normale essere un po’ giù, c’è sempre quella giornata storta che ti spinge a desiderare che finisca presto; si può essere tristi ma la vedo come una situazione temporanea, un momento a cui trovare il modo per reagire. Forse ha a che fare con il grado di ottimismo che uno si porta in dote o forse dipende da quanto sappiamo riconoscerci. Nel tempo ho cominciato a pensare che esista una forte correlazione fra l’essere tristi e il non sapere chi siamo, che cosa vogliamo e soprattutto che cosa possiamo fare per cambiare le cose.
Nell’immagine: Roy Lichtenstein, Crying Girl