Pensare

Cattura qualche spunto per una riflessione

Posso offrirle un caffè?

offirecaffePasseggiavo con un amico e ci è venuta voglia di caffè. Sulla strada c’era un bar, uno dei tanti, e abbiamo deciso di fermarci lì. Sulla porta c’era un signore, un padre di famiglia con la sua carrozzina nella quale, sotto alla copertina, sorrideva il piccolo che avrà avuto poco più di sei mesi.
Il mio amico ha fatto qualche passo in avanti e si è sporto per aprire la porta a quel signore, un gesto normale, ho pensato io, come si fa tante volte quando si vede qualcuno con un passeggino. Capita anche sui mezzi, ci sono le tate con il passeggino che vanno su e giù e ci sono dei signori gentili che aiutano il trasbordo.
In quel bar il padre di famiglia è stato molto felice e ci ha ringraziato con enfasi. Ha finito il suo cappuccio prima di noi, ci ha salutato, ci ha ringraziato ancora e poi è uscito. Noi abbiamo finito di sorseggiare il nostro caffè e siamo andati alla cassa, in quel momento il barista ci ha detto che i nostri caffè erano già stati pagati. Siamo rimasti sorpresi e non abbiamo neppure avuto modo di ringraziare il padre di famiglia, ma chi doveva ringraziare chi? Questo è stato il mio primo pensiero. Un gesto di normale gentilezza, una cordialità verso l’altro, un senso di civile educazione, come quello fatto dal mio amico, ha scatenato un gesto di cortesia; una sorta di reazione a catena, causa-effetto.
Allora mi sono chiesta: ma se tutti fossero sempre gentili e cortesi e venissero ripagati della stessa moneta potremmo vivere in una società fatta di sorrisi e di gioia dove gli insulti per strada o le invettive ai semafori non esisterebbero più?

Il Convivio secondo Marta Pulini

marta_pulini_2Ho incontrato Marta Pulini nel suo ristorante di Milano, ci siamo sedute a un tavolo, qualche ora prima che arrivassero gli ospiti previsti per la serata, e abbiamo cominciato a chiacchierare.
Deve essere stata l’Emilia, la regione che ci accomuna, o forse la passione per certi piatti della tradizione, come ad esempio i tortellini, o più probabilmente una commistione di ingredienti; insomma nel ristorante di Marta mi sono sentita a casa e abbiamo parlato amabilmente in un clima informale.
Ho ascoltato i racconti di una vita dedicata al piacere di mettere la gente a tavola; la voglia che le persone stiano bene intorno al desco è il desiderio più forte che mi ha trasmesso Marta. Mentre sentivo dei suoi viaggi: Modena – New York andata e ritorno, Chicago, Washington, Parigi e altri mille posti, vedevo una donna molto dinamica e determinata. Ho colto lo spirito organizzativo e manageriale di una grande professionista ma ho visto anche una madre e una nonna che alla fine di tutti questi spostamenti ha avuto voglia di tornare per abbracciare un po’ più spesso i suoi cari. Sono convinta che sia stata anche colpa di quella Emilia che abbiamo dentro, che quando sentiamo l’odore del brodo ci trasforma in donne di casa, in Rezdora così si dice nel modenese, e ci porta a essere persone che cercano il convivio con coloro che amano. Questi sono gli spunti per la mia conversazione con Marta.