Autore: Ratatuia Metropolitana

Il cappello da prete: la zucca mantovana

Pesto_zuccaIl contesto. I tortelli di zucca sono stati la mia madeleine. Come diceva Marcel Proust esiste una memoria involontaria, o spontanea, che, sollecitata da una casuale sensazione, ci rituffa nel passato permettendoci di sentire con contemporaneità quel passato. Nei suoi scritti Proust sostiene che catturando il valore assoluto di un ricordo abbandonato, quindi non sollecitato volontariamente, possiamo vincere sul tempo, diventando capaci di recuperare quel tempo, azzerandolo, e andando così oltre la materia e la mortalità. La madeleine fu per lui lo strumento per ritrovare quel ricordo abbandonato cogliendo così l’occasione per elaborarlo, sentirlo, conoscerlo e, contemporaneamente, per conoscere una parte di sé, della propria essenza, fuori dal tempo.

Ho ritrovato un ricordo abbandonato l’anno scorso, proprio in questo periodo, grazie ai tortelli di zucca che preparai con la ricetta della mia cara nonna. Ci ho riprovato anche ieri e confesso che, con l’esperienza, la ricetta è diventata ancora più buona. Non sono riuscita a trovare altri ricordi abbandonati, quelli che mi tornano alla mente sono tutti volontari e lasciano spazio a un po’ di nostalgia e a tanta tenerezza. Mi piace però l’idea di potere evocare quei ricordi preparando un paio di ricette dedicate alla zucca (rigorosamente mantovana): il risotto alla zucca e i tortelli di zucca.

Piazza San Camillo de Lellis

SanCamilloÈ come stare in una nicchia. Il passaggio da questa piazza mi regala la sensazione di essere in un luogo-rifugio, trovo la protezione del nido, di un camino caldo. Non saprei dire il perché, è successo e basta. Sono anni che attraverso questa piazza in bicicletta, ogni giorno, più volte al giorno. È la strada che faccio per raggiungere l’ufficio e in questo cammino mi è capitato spesso di trovare proprio qui la soluzione a questioni complesse che portavo con me una volta uscita dal lavoro.

Due giri introno alla rotonda ed è come se le idee diventassero più chiare, a volte mi sono fermata, ho fatto un giro su me stessa e ho ripreso la bicicletta per andare avanti e dopo qualche istante: nuova manifestazione e risoluzione. Forse in me c’era già l’idea di ciò che avrei voluto e il luogo ha solo contribuito a farla emergere. Non saprei, questione di energia. Cerco questo nei luoghi: li guardo, ascolto, annuso il sapore dell’aria, tocco le pietre o il verde degli alberi e sento.